Ora solare: come fotografare quando alle 17 è già buio
Napoli, inizio dicembre 2024. Un salone al piano terra, le 16:30.
Il cliente aveva lanciato un contest tra i gruppi della sua azienda. Ogni gruppo preparava un'esibizione. Io dovevo fotografare e riprendere tutto: il backstage e l'evento, per i social e i canali aziendali, e le singole esibizioni, perché sarebbero state viste e votate proprio su quei canali. Avevamo cominciato a prepararci alle tre del pomeriggio. Alle 16:30 eravamo pronti davvero. Il salone era ben illuminato, i faretti LED erano al loro posto, collegati alla presa. Ho alzato la macchina e ho premuto REC.
Si è spento tutto.
Un guasto sulla rete elettrica. Sono rimasto in silenzio dieci secondi, con la macchina in mano e il REC acceso, a guardare una stanza che stava cambiando faccia.
Restava la luce che arrivava da fuori. Per un po' è bastata. Verso le 17 ha cominciato a imbrunire, e a ogni calo la stanza scendeva di un gradino e non tornava più su. A un certo punto vedevo solo sagome nere. Ho ripreso e fotografato così, completamente al buio, fino alla fine. La corrente è tornata a sera tardi.
Ho avvisato il cliente: probabilmente avremmo dovuto riorganizzare la giornata di riprese, a meno che in post-produzione mi riuscisse il miracolo in cui lui sperava. Non era entusiasta all'idea di fermare un'altra volta i suoi dipendenti, distogliendoli dal lavoro. Il miracolo è arrivato, ma ridimensionato. Ci torno più avanti.
A Napoli, ai primi di dicembre, il sole tramonta tra le 16:34 e le 16:36. Il blackout è arrivato pochi minuti prima. Senza il guasto i faretti avrebbero retto. Con il guasto, ho scoperto che l'unica luce rimasta aveva un'ora di scadenza, e che non l'avevo mai controllata.
Domani, domenica 25 ottobre, alle 3 di notte le lancette tornano alle 2 (nel Regno Unito, alle 2 tornano all'1). Oggi a Caserta il sole tramonta alle 18:08. Domani alle 17:07. Un'ora in meno, di colpo. Chi lavora con la luce che c'è (un ritratto, un'intervista in giardino, un sopralluogo) avrà la sensazione che gli abbiano rubato qualcosa. Non ti hanno rubato niente. Te l'avevano detto.
La tesi di questo articolo è una sola. Il buio delle cinque non si combatte con gli ISO, cioè con la sensibilità del sensore. Si prevede con il calendario e si governa con una luce che porti tu. L'ISO alto è il conto che paghi quando hai sbagliato queste due cose.
Il sole non guarda l'orologio
Il tramonto non aspetta nessuno, come la pasta: scuoce quando è ora, non quando hai finito di apparecchiare.
Ho calcolato gli orari di quest'autunno per Londra e per Caserta, con una libreria di calcolo solare. Santa Maria Capua Vetere e Portici stanno entro un minuto da Caserta. La tolleranza è di un paio di minuti.
| Giorno | Londra: tramonto | Londra: fine crepuscolo civile | Caserta: tramonto | Caserta: fine crepuscolo civile |
|---|---|---|---|---|
| Sab 24 ottobre (ancora ora legale) | 17:48 | 18:23 | 18:08 | 18:37 |
| Dom 25 ottobre (ora solare) | 16:46 | 17:21 | 17:07 | 17:36 |
| Dom 1 novembre | 16:33 | 17:09 | 16:58 | 17:27 |
| Dom 15 novembre | 16:10 | 16:48 | 16:43 | 17:13 |
| Lun 21 dicembre | 15:53 | 16:34 | 16:36 | 17:08 |
Il crepuscolo civile è la fase in cui il sole sta fino a sei gradi sotto l'orizzonte: c'è ancora luce diffusa per distinguere i contorni senza lampade. Il nautico arriva a dodici gradi. A Napoli, a inizio dicembre 2024, il civile finiva alle 17:06 e il nautico alle 17:40.
Guarda la differenza tra le due città. Londra sta a 51 gradi di latitudine, Caserta a 41. Nel giorno più corto dell'anno, il sole tramonta a Londra alle 15:53 e a Caserta alle 16:36: 43 minuti di differenza. A City Road, dove ha sede la mia società, il 15 novembre il sole tramonta alle 16:10. In Campania ti restano altri 33 minuti.
Prendi due richieste identiche, il 15 novembre: «passa alle tre». Berto, che ha un laboratorio a Santa Maria Capua Vetere, ti lascia un'ora e 43 minuti di sole. Bobby, che a Hackney ha una birreria, ti lascia un'ora e 10. Berto e Bobby sono archetipi che uso per ragionare, non clienti reali. Servono a ricordare che il lavoro è identico e la luce no.
Dell'estate ho scritto in La luce dei quindici minuti: guida alla blue hour estiva tra Campania e Londra. Sull'inverno in generale e sull'estetica del tramonto ho già scritto altrove: Come riuscire a scattare meravigliose fotografie in inverno e Perchè le fotografie scattate al tramonto rubano la scena?. Qui parlo d'altro: dell'orario.
Le quattro luci dopo il tramonto
Quando il sole sparisce non si spegne un interruttore. Il tuo cervello compensa in tempo reale: corregge i colori, apre la pupilla, si adatta. Il sensore no. Registra quello che c'è e basta.
L'ora d'oro. Il sole è basso, la luce è calda e radente e fa risaltare le texture. In inverno, con l'ora solare, dura poco. Se stai ancora montando l'obiettivo quando comincia, quando hai finito è finita.
L'ora blu. È il crepuscolo civile. La luce perde la parte calda e il cielo diventa un grande pannello freddo. L'esposimetro dice che c'è ancora luce, e in effetti c'è: ma il contrasto sta crollando e le ombre si chiudono.
La luce mista. Accendono i lampioni, le vetrine, i fari delle auto, e nel cielo c'è ancora un residuo di luce naturale. È la fase che mette in crisi il bilanciamento del bianco, cioè il modo in cui la macchina decide quale colore considerare «bianco».
Il buio. Non è l'assenza di luce. È uno spazio che aspetta di essere riempito. Se non lo riempi tu, lo riempie il rumore del sensore.
Per capire la luce mista ti propongo un esercizio, non un ricordo. Il 1° novembre il sole tramonta a Londra alle 16:33. Vai a Borough Market, a Southwark, alle 16:45: sono passati dodici minuti. Dovresti trovare le lampade dei banchi accese, calde e arancioni, e la strada intorno già virata al blu. Fotografa lo stesso banco due volte. Prima con il bilanciamento del bianco automatico, poi con la temperatura colore fissata a mano. In due scatti capisci perché l'automatico, davanti a due sorgenti diverse, rinuncia.
Chi ha fotografato la luce che manca
Ho scelto sette fotografi con una domanda sola: come hanno lavorato quando la luce mancava? Per ognuno un fatto che ho verificato, una lezione e il suo limite. Le immagini con la didascalia «ispirata a» sono mie, realizzate a Caserta, Napoli e Londra: sono omaggi, non riproduzioni. Gli originali li trovi nei link ai portfolio.
Ansel Adams: la luce che se ne va mentre scatti
Moonrise, Hernandez, New Mexico è del tardo pomeriggio di un giorno tra fine ottobre e inizio novembre 1941. Le ricostruzioni divergono sull'ora: le 16:03 del 31 ottobre secondo una stima, le 16:49 del 1° novembre secondo un'altra. Adams fece un solo negativo. Provò a girare il portalastra per un secondo scatto, ma la luce aveva già abbandonato le croci bianche. Divergono anche i suoi racconti dell'esposizione: nel 1943 parla di un esposimetro Weston, nel 1983 di averlo cercato senza trovarlo e di aver calcolato tutto dalla luminosità nota della Luna.
La lezione: conoscere la luce prima che arrivi. Il limite: nessuna seconda occasione. Io, a un evento, di scatti ne ho molti. Di luce no. Per questo preparo l'esposizione quando c'è ancora luce, non dopo.
Puoi vederla sul sito di The Ansel Adams Gallery.

Bill Brandt: il blackout come strumento
Durante il Blitz, Londra era al buio per ordine. Brandt usò quel buio. Per le sue fotografie del blackout dichiarava tempi da tre minuti a trenta, venti in media. Fu anche incaricato dal Ministry of Information di documentare i londinesi nei rifugi sotterranei: la foto Old Lady in a Pimlico Air Raid Shelter è del 1940 circa, e la conserva il Victoria and Albert Museum.
La lezione: il buio imposto può diventare un metodo. Il limite: funziona se il soggetto sta fermo. Nel mio salone la gente camminava e gesticolava. Tre minuti di posa mi avrebbero dato fantasmi.
Il suo lavoro lo trovi nel Bill Brandt Archive.

Brassaï: Parigi di notte, con il tempo di una sigaretta
Brassaï cominciò a uscire di notte con la macchina e un pesante treppiede di legno intorno al 1929. Paris de nuit è del 1933. Per stimare le pose lunghe usava il tempo che impiegava a fumare una Gauloises. Nei caffè portava un assistente con la polvere da lampo e uno schermo riflettente: Picasso lo soprannominò «il Terrorista».
La lezione: pazienza e treppiede. Il limite: illuminare persone vere con un'esplosione. Se oggi lo fai a un evento aziendale, non ti arrestano, ma non ti richiamano.
Una sua mostra è stata al Moderna Museet di Stoccolma, e la pagina ricorda proprio Paris de nuit.

Michael Kenna: il buio come soggetto
Nato nel 1953 a Widnes, nel Lancashire, Kenna fotografa in bianco e nero all'alba o di notte, con esposizioni che arrivano a dieci ore. Dal 1986 circa usa soprattutto una Hasselblad a medio formato e le Holga, da cui il formato quadrato. Ha fotografato il nord dell'Inghilterra, tra il 1983 e il 1986, e l'Abruzzo, a cui ha dedicato un libro nel 2017.
La lezione: fare del tempo un materiale. Il limite: dieci ore. A me ne servivano dieci minuti.
Il suo sito è michaelkenna.com.

Hiroshi Sugimoto: la sorgente decide l'esposizione
Dal 1978, nella serie Theaters, Sugimoto fotografa vecchi cinema con un banco ottico 4×5 su treppiede e l'otturatore aperto per tutta la durata del film. L'unica luce è quella del proiettore. «Different movies give different brightnesses», dice: lo schermo cambia luminosità a seconda del film. Tra i teatri della serie c'è anche il Cinema Odeon di Firenze, del 2013.
La lezione: la sorgente stabilisce il tempo, non sei tu. Il limite: la sua sorgente non si spegne a metà film.
La serie è sulla pagina della Fraenkel Gallery.

Gregory Crewdson: il crepuscolo si può costruire
Nella serie Twilight (1998–2002) la luce non si subisce, si produce. Ogni immagine di Crewdson coinvolge decine di persone e da settimane a mesi di preparazione, con troupe da cinema che illuminano scene intere.
La lezione: la luce è un progetto. Il limite: non hai una troupe. La mia, quella sera, sarebbe stata un faro LED a batteria.
La mostra Twilight del 2000 è sulla pagina della galleria Luhring Augustine.

Weegee e Cartier-Bresson: due modi di stare nel buio con le persone
Weegee usava una Speed Graphic 4×5 preimpostata a f/16, un 1/200 di secondo e la messa a fuoco a dieci piedi, circa tre metri, con lampadine flash. In Weegee's Secrets (1953) spiega che scattava per lo più da sei piedi a f/22 e da dieci a f/16, e che portava una torcia per regolare la macchina al buio. Un metodo che non chiede decisioni nel buio. Il limite è l'estetica: il flash frontale ha un look che è una firma. Se lo usi per caso, sembra un errore. (L'aspetto estetico del flash frontale l'ho già raccontato in Flash diretto: il difetto che è diventato una firma.)
Henri Cartier-Bresson non usava mai il flash: lo considerava del tutto scortese verso i soggetti. Due posizioni opposte, e nessuna delle due è la tua. Davanti a un cliente che vuole il file, il flash a rimbalzo è la via di mezzo.
Weegee si vede nell'archivio dell'International Center of Photography; Cartier-Bresson sul sito della Fondation Henri Cartier-Bresson.

Luca Bracali: dove la luce decide per te
Bracali è nato a Pistoia nel 1965 e porta il suo lavoro in Artico e in Antartide. Nel 2009 ha partecipato a una spedizione verso il Polo Nord geografico. Il suo stile è descritto come una composizione geometrica di colori saturi, in cui la luce ha un ruolo fondamentale.
L'ho conosciuto a un suo workshop di fotografia naturalistica, ospitato da un mio cliente. Mi sono occupato della comunicazione dell'evento, con la realizzazione dei video promozionali e del video finale che raccontava l'evento.
L'aurora boreale è uno dei suoi soggetti: sul suo sito c'è una sezione del portfolio dedicata alle Northern Lights, e nei suoi workshop compaiono l'Islanda e Churchill, in Canada, dove l'aurora si vede «se il cielo lo consente». In un'intervista del 2014 racconta di aver forse visto la prima in Alaska. Non ho trovato una sua riga su come imposta la macchina con così poca luce, e non ti racconto una tecnica che non conosco. Quello che posso dirti è una deduzione mia, non una sua dichiarazione: chi aspetta l'aurora a quelle latitudini non può affidarsi a una presa a muro. Il suo lavoro si vede sul sito di Luca Bracali e su LensCulture.

Le impostazioni della macchina: foto
Una premessa prima dei numeri. Quando faccio video e foto nello stesso lavoro, uso due macchine: la Nikon D3200 per gli scatti, agganciata alla doppia tracolla, e la Panasonic Lumix G90 per le riprese video, sul mio treppiede con testa mobile. Ma se devo fare solo foto e la luce è poca, scatto con la Panasonic: la D3200, in quelle condizioni, non rende al meglio. Per questo i numeri che trovi qui sotto sono quelli della G90, verificati su fonti pubbliche. I principi valgono per qualsiasi macchina; i valori cambiano, e il tetto degli ISO lo trovi tu, con un test sulla tua.
Torno nel salone. Il buio è sceso, la corrente non c'è, e devi portare a casa il lavoro. La Nikon è sulla doppia tracolla, la Lumix G90 è sul treppiede, sistema Micro Quattro Terzi, con lo zoom del kit 12-60 mm. È un'ottica onesta, da battaglia, ma non luminosa.
Quella sera l'obiettivo erano i video per il contest: le foto erano un contorno, e le ho scattate con la Nikon. Se avessi dovuto fare solo foto al buio, avrei preso la Panasonic.
Il tempo viene prima degli ISO
Se scatto a 1/250 e la luce cala, la tentazione è scendere a 1/60. La stabilizzazione sul corpo, a cinque assi e fino a cinque stop secondo la scheda tecnica, me lo permette. Uno stop è un raddoppio o un dimezzamento della luce.
Ma la stabilizzazione ferma la mia mano, non il soggetto. Se la persona gesticola, a 1/60 lo sfondo è nitido e lei è una macchia. Per persone che si muovono normalmente io non scendo sotto 1/125. Se ballano, 1/250. È una regola pratica mia, non una legge: ma il tempo detta le condizioni, e la stabilizzazione non cambia chi si muove.
Il tetto degli ISO
Secondo Photography Blog, la G90 in foto va da ISO 200 a 25.600 (il 100 è esteso) e in video da 100 esteso a 6.400. Sono i numeri del produttore. Il tetto vero lo trovi tu, con un test a casa: una scena scura, scatti a 1.600, 3.200, 6.400 e 12.800, e guardi a monitor al 100 per cento. Il tetto è il valore oltre il quale smetti di consegnare il file senza ritoccarlo.
Non ricordo quali valori ho usato quella sera: ho regolato le ghiere a memoria muscolare. È la prima cosa che ho cambiato, e la trovi più avanti.
Il diaframma che ti stringe
Lo zoom 12-60 mm è f/3.5-5.6: f/3.5 a 12 mm, f/5.6 a 60 mm. Da f/2.8 a f/5.6 ci sono due stop, cioè un quarto della luce: se a f/2.8 ti servivano 1.600 ISO, a f/5.6 ne servono 6.400. Un obiettivo fisso luminoso, per esempio un 25 mm f/1.7 per il Micro Quattro Terzi, raccoglie oltre quattro volte la luce di f/3.5. Non lo avevo con me.
RAW ed esporre a destra
Scatta in RAW, il file grezzo del sensore. Poi esponi a destra: sposta l'istogramma verso le alte luci senza bruciarle. Nel RAW l'informazione più ricca sta nelle luci. Se sottoesponi per tenere bassi gli ISO e poi recuperi in post-produzione, in genere amplifichi il rumore delle ombre. Nella mia esperienza è meglio un ISO più alto con l'esposizione giusta che un ISO più basso con una foto scura. Dipende dalla macchina: fai la prova sulla tua.
Del RAW e di Lightroom ho scritto in Lightroom e Camera Raw: la camera oscura del 2026.
Il bilanciamento del bianco, a mano
In luce mista l'automatico fa una media che non serve a nessuno. Imposto la temperatura colore in kelvin. Come punti di partenza, circa 3.200 K per le lampade a incandescenza e 5.500 K o più per la luce del cielo. Decidi tu quale luce è «bianca» e lasci che le altre prendano la loro dominante. È una scelta d'autore, non un calcolo.
La messa a fuoco al buio
L'autofocus della G90 è a contrasto, senza rilevamento di fase (lo dice la scheda di DPReview). Al buio i bordi sfumano e la macchina va avanti e indietro. Uso un solo punto, piccolo, al centro, sul dettaglio più contrastato: il colletto bianco sotto il viso, le lenti degli occhiali. Tengo accesa la lampada ausiliaria. Se non basta, passo alla messa a fuoco manuale e attivo il focus peaking, che colora i bordi a fuoco.
Se scatti con una reflex come la Nikon D3200
Con luce buona le foto le faccio con la D3200. Se hai una reflex come la mia, ecco cosa cambia rispetto ai numeri della G90, secondo le schede tecniche di Imaging Resource e Cameratips.
- ISO: da 100 a 6.400, espandibili a 12.800. Il tetto è più basso di quello della G90: il test a casa lo fai fino a 6.400, e tutto ciò che sta sopra è un valore esteso, da usare solo se serve davvero.
- Messa a fuoco: 11 punti con rilevamento di fase, di cui uno solo a croce, quello centrale. Al buio è il punto che sceglierei, perché legge sia le linee orizzontali sia quelle verticali. Il rilevamento di fase non va avanti e indietro come l'autofocus a contrasto della G90, ma al buio fatica anche lui: la lampada ausiliaria resta accesa.
- Flash: tempo di sincronizzazione di 1/200 di secondo, lo stesso della G90. Il flash incorporato ha un numero guida di 12 metri a 100 ISO: serve per un'emergenza, non per una sala.
Il resto di questa sezione (tempi, RAW, bilanciamento del bianco) vale per entrambe.
Otturatore meccanico
L'otturatore elettronico legge il sensore riga per riga. Sotto luci LED economiche o al neon, alimentate a 50 hertz (cinquanta cicli al secondo, quindi cento pulsazioni al secondo), puoi ottenere bande orizzontali. Con l'otturatore meccanico quasi sempre spariscono. Un tempo di 1/100 di secondo, o più lento, sta in sincronia con le pulsazioni. Fa rumore, ma salva il file.
Le impostazioni della macchina: video
Nel video non congeli un istante: registri il flusso. Qualsiasi difetto non sta in un fotogramma, è steso su decine di secondi.
La regola dei 180 gradi
È una convenzione: il tempo di otturazione è uguale al reciproco del doppio dei fotogrammi al secondo. A 25 fotogrammi al secondo, lo standard televisivo europeo, il tempo è 1/50. Dà un mosso naturale. Con poca luce la tentazione è scendere a 1/25: il mosso diventa trascinato. Salire a 1/100 non aiuta: il movimento diventa scattoso. Io la regola la rompo di rado, e con un motivo.
Lo sfarfallio
Le lampade LED economiche e quelle a scarica possono pulsare. Con la rete a 50 hertz le pulsazioni sono cento al secondo, e a 25 fotogrammi al secondo con otturatore 1/50 sei in sincronia. Ma un LED con dimmer di scarsa qualità può avere una frequenza sua. In quel salone non l'ho incontrato: avevo solo la luce da fuori. Lo incontrerai con luci d'emergenza o fari economici. Si risolve cambiando luce, cambiando tempo di otturazione, o con un filtro di riduzione dello sfarfallio in montaggio.
Esposizione costante tra le esibizioni
Qui c'era un contest. Le esibizioni sarebbero state riviste e votate. Questo trasforma l'esposizione in un fatto di giustizia, non solo di estetica. Immagina due gruppi. Se lascio l'ISO automatico, il gruppo A, colpito dall'ultimo raggio, esce pulito a 800. Il gruppo B, mezzo metro più in là, sale a 6.400, pieno di grana e colori spenti. La giuria vota il gruppo A senza sapere perché. Quindi ISO bloccato e esposizione manuale, e se un gruppo è più scuro lo correggo in montaggio, non in macchina.
Il rumore si muove
In foto il rumore è fermo e può somigliare a una grana. Nel video cambia a ogni fotogramma, 25 volte al secondo. Il rumore del colore, in particolare, danza e distrae. Sullo schermo di un telefono, dove molti guardano i video aziendali, si vede meno che su un monitor da 27 pollici. Ma si vede.
L'attrezzatura che porto adesso
Da quella sera ho una regola: una luce che dipende da una presa è un'ipotesi. Se la luce è fondamentale per il lavoro, la porto io, e deve essere autonoma.
Il flash: Godox iT32 con trigger radio
Per le foto uso un Godox iT32, con i trigger X5N per la Nikon e X5O per la Panasonic. È un mini flash di 169 grammi. Dalla scheda di Adorama: radio a 2,4 gigahertz con 32 canali e 4 gruppi, batteria interna ricaricabile via USB-C, tempo di ricarica di 1,5 secondi e, dichiarati, circa 510 lampi a piena potenza per carica. Il numero guida dichiarato è 18 metri; la scheda non dice a quali condizioni.
Due funzioni da spiegare. Il TTL (Through The Lens, «attraverso l'obiettivo») significa che la macchina lancia un pre-lampo, misura la luce che torna e decide la potenza del lampo vero. L'HSS (sincronizzazione ad alta velocità) permette di usare tempi più brevi del tempo di sincronizzazione, cioè quello massimo a cui il flash lavora senza bande nere: per la G90, DPReview indica 1/200 di secondo, ma controlla il manuale. In HSS paghi in potenza.
Il numero guida è la potenza: divisa per il diaframma, dà la distanza massima a cui il flash illumina bene, di solito a ISO 100. Con 18 e f/5.6 sono circa 3,2 metri; ogni volta che quadruplichi gli ISO raddoppi la distanza. È una portata teorica, in diretta: col rimbalzo se ne perde molta.
Come lo uso. Mai diretto in faccia. Con il trigger radio sulla slitta tengo il flash in mano, staccato dalla macchina, lo punto su una parete chiara o sul soffitto, e la luce arriva morbida. Uso la sincronizzazione sulla seconda tendina: il flash parte alla fine dell'esposizione, l'ambiente si registra con il tempo lungo e il lampo congela il soggetto in coda. Se mescolo il flash con lampade a incandescenza, aggiungo un filtro arancione, detto CTO (Color Temperature Orange), che porta la luce del flash verso quella delle lampadine.
Il limite, onesto: è un flash piccolo. In un salone grande, con il soffitto alto, il rimbalzo non basta. Funziona sulle distanze corte.
E c'è un chiarimento per i clienti: il flash risolve le foto. Al video non serve a nulla.
Se vuoi il lato opposto, il buio senza flash, ho scritto di sport al chiuso in Fotografia sportiva indoor, come dominare il buio senza flash.
Il faro LED per il video
Per il video porto un faro LED K&F Concept sulla slitta della Panasonic. È il primo che ho comprato dopo quella sera e so già che mi sta stretto: ne sto valutando uno più potente. Quando lo scegli, guarda queste cose.
- Resa cromatica. CRI (indice di resa cromatica) e TLCI (indice di coerenza dell'illuminazione televisiva) dicono quanto una luce rende fedeli i colori. Io cerco valori sopra 95: è una regola mia. Sotto, la pelle prende dominanti verdi o magenta che nessuna calibrazione recupera.
- Temperatura colore regolabile, da calda a fredda, per adattarsi alla stanza.
- Potenza a un metro e batteria interna o esterna, perché un faro che si ferma a metà non serve.
Poi la legge dell'inverso del quadrato: se raddoppi la distanza dal soggetto, la luce non si dimezza, si riduce a un quarto. Un LED sulla slitta illumina bene a un metro e male a quattro. Non illuminerai mai un salone intero con un faro a batteria. Lo usi per il soggetto vicino.
La powerbank da 36.000 mAh
È il piano C. Il flash ha la sua batteria interna, ricaricabile via USB-C: la powerbank mi serve a ricaricare quella, a ricaricare il faro e, via USB, anche la macchina, tra una sessione e l'altra. Non mi serve per scattare.
Per sapere quando il telefono è lo strumento giusto in condizioni difficili, leggi Lo smartphone non è il piano B. Per un contest con video da votare, io tengo la macchina.
Il conto del rumore: la post-produzione
Il RAW ha salvato le foto, pagando un po' di rumore. Per i video ho lavorato con Premiere e CapCut, con gli strumenti di intelligenza artificiale per recuperare luce e rumore. Lo dichiaro, come da policy del blog sull'intelligenza artificiale.
Il risultato era abbastanza buono per lo scopo che il cliente si era prefissato. Non era bello. Era sufficiente. Sono due cose diverse.
Il software ti salva una volta, ed è una benedizione. Se organizzi il lavoro sapendo che sbaglierai sul set perché tanto poi c'è l'IA, hai smesso di fare il fotografo e sei diventato cliente di un programma.
Cosa ho sbagliato
Quella sera ho commesso quattro errori, dentro un'organizzazione che mi sembrava solida. Il lavoro era tutto in interno: la luce artificiale del salone, più i miei faretti, doveva garantire abbastanza luce. La luce delle finestre non faceva parte del piano. L'ho scoperta solo dopo il blackout, quando era l'unica rimasta.
Pronto troppo tardi per la stagione. Alle 16:30 di inizio dicembre eravamo pronti, e il tramonto era alle 16:35. Con la luce artificiale non contava, finché ha retto. Quando è saltata, l'unica luce rimasta aveva una scadenza vicina: il crepuscolo civile finiva alle 17:06.
Una sola sorgente di luce. I faretti dipendevano esclusivamente dalla rete elettrica. Nessuna batteria, nessun piano B.
Nessun calcolo del tramonto. Non avevo mai controllato a che ora la luce dalle finestre sarebbe finita, perché pensavo di non dipenderne. È un calcolo di cinque minuti.
Nessun valore annotato. Ho cambiato i parametri a memoria. Se avessi dovuto girare di nuovo dei pezzi giorni dopo, non avrei saputo come far combaciare l'esposizione. Da allora, quando entro in modalità emergenza, apro il registratore vocale del telefono e detto i valori che sto impostando. Uno storico dell'errore è l'unico modo per non ripeterlo.
Una cosa l'ho fatta bene: ho avvisato il cliente subito. Era già al corrente del guasto, amareggiato e rassegnato. Gli ho detto che, se quello che avevamo gli andava bene, non serviva un'altra sessione. Ha tirato un sospiro di sollievo.
Il riepilogo
Cinque punti da tenere
- Il tramonto si calcola. Domani a Caserta è alle 17:07, a Londra alle 16:46.
- Per persone in movimento, 1/125 o 1/250: la stabilizzazione non ferma il soggetto.
- Esponi a destra in RAW. L'ISO si paga sempre, il tetto lo trovi tu.
- Una luce che dipende da una presa è un'ipotesi: porta una sorgente autonoma.
- Nel video, ISO bloccato ed esposizione manuale, soprattutto se qualcuno deve votare.
Checklist prima di una ripresa invernale
Tramonto e fine del crepuscolo civile calcolati per il luogo e la data
Orario reale di inizio, con margine di slittamento
Batterie di macchina, flash e faro al 100 per cento, powerbank carica
Una sorgente autonoma in borsa: flash e faro LED
Un modo di annotare i valori, per esempio il registratore vocale
Un piano B concordato con il cliente se la luce del giorno finisce
Quick tip. Quando cala il buio, passa a un solo punto di messa a fuoco, piccolo e al centro. Se non aggancia, vai in manuale con il focus peaking. Poi fai un test: uno scatto, e guardalo a schermo intero.
Conclusione: l'esercizio dei cinque minuti
La tesi non cambia. L'ISO alto è l'ultima risorsa. Non è uno strumento narrativo, è il sintomo di un piano che non c'era.
Domani pomeriggio, a Caserta, il sole tramonta alle 17:07; a Londra alle 16:46. Esci venti minuti prima: alle 16:45 in Campania, alle 16:25 a Londra. Scegli un'inquadratura fissa, con il treppiede o appoggiando la macchina a un muretto. Imposta l'esposizione manuale, 1/250 e f/5.6, con ISO automatico e un limite massimo. Scatta ogni cinque minuti fino alla fine del crepuscolo civile, annotando l'ISO che la macchina sceglie. Quella curva è la tua personale: ti dice quanto, per te, vale ogni minuto di luce.
Poi dimmi come è andata. Se ti interessa cosa succede alla luce con la nebbia o con il cielo stellato, leggi La nebbia non è un difetto e Via Lattea: l'ultima notte buona prima dell'inverno. Per le luci di dicembre, che sono un altro mestiere, ci sono Il caso delle luci perdute: indagine sulla fotografia ai mercatini di Natale e Luci d'inverno: guida definitiva al racconto fotografico tra gelo e calore natalizio.
Fonti
Gli orari del tramonto e del crepuscolo sono un calcolo dell'autore, con tolleranza di un paio di minuti. Dove le fonti divergono, il testo lo dichiara.
- Cambio ora 2026
- Orari del tramonto e del crepuscolo civile Calcolo dell'autore per Londra, Caserta e Napoli; la pagina NOAA avverte di non essere più mantenuta attivamente.
- Ansel Adams, Moonrise, Hernandez, New Mexico Le ricostruzioni dell'ora dello scatto divergono: le 16:03 del 31 ottobre 1941 secondo una stima, le 16:49 del 1° novembre secondo un'altra. Anche i racconti di Adams sull'esposizione sono due, del 1943 e del 1983.
- Bill Brandt, il Blitz e il blackout di Londra
- Hepworth Wakefield, Bill Brandt / Henry Moore: In Detail
- Victoria and Albert Museum
- Bill Brandt Archive
- Brassaï, Paris de nuit Imaging Resource non indica l'anno del libro; il Moderna Museet lo data al 1933.
- Michael Kenna
- Hiroshi Sugimoto, Theaters Serie avviata nel 1978; il Cinema Odeon di Firenze (2013) è tra le opere elencate dalla Fraenkel Gallery.
- Gregory Crewdson, Twilight Wikipedia data la serie 1998–2002; la galleria elenca la mostra Twilight del 2000.
- Weegee
- Henri Cartier-Bresson e il flash
- Luca Bracali Intervista del 10 settembre 2014: la prima aurora forse in Alaska. Nessuna delle fonti indica quante aurore abbia fotografato né con quali impostazioni.
- Panasonic Lumix G90: ISO, stabilizzazione, autofocus, sincronizzazione flash Photography Blog indica la sincronizzazione flash «inferiore a 1/200 s», DPReview 1/200 s: controllare il manuale.
- Nikon D3200: ISO, autofocus, sincronizzazione flash Imaging Resource indica 11 punti con rilevamento di fase (uno a croce); Cameratips parla di 11 punti senza specificare il tipo.
- Godox iT32 Numero guida dichiarato di 18 m, batteria interna con circa 510 lampi a piena potenza: la scheda non indica le condizioni di misura.
Domande frequenti
Quando torna l'ora solare nel 2026 e quanta luce perdo?
In Italia nella notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre 2026: alle 3:00 le lancette tornano alle 2:00. Nel Regno Unito alle 2:00 tornano all'1:00. Il tramonto arriva circa un'ora prima: a Caserta dalle 18:08 alle 17:07, a Londra dalle 17:48 alle 16:46 (calcolo dell'autore, tolleranza di un paio di minuti).
Che differenza c'è tra ora d'oro, ora blu e crepuscolo civile?
L'ora d'oro è la fase di luce calda e radente, con il sole basso. L'ora blu coincide con il crepuscolo civile, quando il sole sta fino a sei gradi sotto l'orizzonte e il cielo è un grande pannello freddo. Il crepuscolo civile finisce quando c'è ancora luce sufficiente per distinguere i contorni senza lampade.
Quali impostazioni uso per fotografare persone in movimento con poca luce?
Come regola pratica dell'autore: non scendere sotto 1/125 di secondo, 1/250 se le persone ballano, scatta in RAW (il file grezzo del sensore), imposta il bilanciamento del bianco in kelvin e usa come tetto di ISO il valore che hai trovato con un test sulla tua macchina. La stabilizzazione ferma la mano, non il soggetto.
Quando non conviene usare il flash?
Quando disturba le persone o non risolve il problema. Nel video il flash non serve, perché serve una luce continua. In una sala grande, un mini flash a rimbalzo non ha potenza sufficiente. Cartier-Bresson lo evitava per rispetto dei soggetti, Weegee ne ha fatto una firma: la scelta dipende dal contesto e da cosa deve consegnare il lavoro.
Posso farlo con lo smartphone?
Dipende da quanto si muovono i soggetti e da cosa devi consegnare. Quando il telefono è lo strumento giusto lo spiega l'articolo Lo smartphone non è il piano B. Per un contest con video da votare, in questo articolo l'autore ha tenuto la macchina.
Quanto devo spendere per avere una luce autonoma?
Parti dalla funzione, non dal prezzo: una sorgente che non dipenda dalla rete elettrica, con batteria sufficiente per tutta la ripresa, resa cromatica alta (CRI e TLCI sopra 95, regola dell'autore) e potenza adatta alla distanza a cui lavori. Controlla le specifiche prima di comprare.
Cosa faccio se la corrente salta a metà lavoro?
Avvisa subito il cliente, passa alla luce autonoma che hai in borsa, blocca ISO ed esposizione se devi confrontare più riprese, scatta in RAW e annota i valori che imposti. Il guasto non dipende da te. Il piano B sì.
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