Il manoscritto nel cassetto e chi ti chiede di pagare
Portici, un martedì mattina di novembre del 2001. Fuori dalla finestra pioveva una di quelle piogge sottili e fredde che salgono dal molo del Granatello e si appiccicano ai vetri insieme all'odore di sale e catrame bagnato. Dentro, l'aria sapeva di caffè bruciato e di carta da fotocopia scaldata dal riscaldamento acceso al massimo.
L'appuntamento l'aveva fissato un amico, che aveva proposto il mio manoscritto a quell'uomo. Dall'altra parte del tavolo in formica marrone sedeva un signore distinto, giacca blu, il sorriso di chi la sa lunga. Faceva scivolare un foglio verso di me.
«Un contributo di corresponsabilità editoriale», lo definì, senza battere ciglio. Cinque milioni di lire. Circa 2.580 euro di oggi. Era il prezzo per trasformare il mio manoscritto in un libro vero, stampato e rilegato con il marchio della sua casa editrice.
Lo guardai negli occhi. Ricordo quel silenzio imbarazzato di dieci secondi, interrotto solo dal rumore dei tergicristalli delle auto sulla strada di fronte.
La mia risposta fu istintiva, ma è diventata il pilastro su cui ho fondato ogni scelta successiva: se un editore è convinto del valore di un'opera, ci mette i soldi suoi. Se non ce li mette, non sta facendo l'editore. Sta vendendo a me quello che dovrebbe vendere al pubblico.
Non fu l'unica proposta. Ne arrivarono diverse, e avevano tutte la stessa riga: un contributo per la stampa. Quel romanzo non uscì. Ho ripreso a lavorarci da poco, venticinque anni dopo.
Pagare per vedersi stampati non è un crimine. Se vuoi cinquanta copie delle memorie di tuo nonno da regalare ai cugini a Natale, o se sei un ricercatore con una monografia su una cappella del Settecento a Caserta, pagare uno stampatore o un servizio editoriale è del tutto legittimo. Lo paragonavo, con poca eleganza, a un atto di autoerotismo: gratificante, per carità, ma fine a sé stesso. Poche centinaia di copie, la maggior parte comprate dall'autore e dai familiari, le altre appoggiate sugli scaffali di qualche libreria in attesa di una presentazione con firmacopie. Chi lo sceglie con lucidità merita rispetto.
Il problema nasce quando quel servizio viene travestito da contratto di edizione. Quando ti dicono che sei stato "selezionato" e poi ti chiedono di comprare trecento copie o di coprire le spese di avvio stampa. Lì finisce la letteratura e comincia una recita in cui l'unico spettatore pagante sei tu.
La tesi è questa: chi ti chiede denaro per leggerti o per pubblicarti ti sta vendendo un servizio, non un contratto. Può essere un servizio onesto. Ma va chiamato con il suo nome, con un prezzo scritto, e non va scambiato per essere stato scelto.
In breve
- Un contratto di edizione, per la legge italiana, si fa "per conto e a spese dell'editore": se i costi sono tuoi, stai comprando un servizio.
- Prima di firmare si fanno tre domande: chi rischia, cosa ricevo (e dove sta scritto), quali diritti cedo e per quanto.
- In Italia l'agente è facoltativo; nel Regno Unito, per la narrativa, è quasi sempre la porta d'ingresso.
- Pagare non è il problema. Il problema è pagare credendo di essere stati scelti.
- Autopubblicarsi è una strada seria, ma sei tu l'editore: editing, copertina, ISBN e fisco sono lavoro tuo.
Tre domande prima di firmare qualsiasi cosa
Prima di firmare, chiedo tre cose. Sempre le stesse.
- Chi si prende il rischio? Chi mette i soldi per stampare, distribuire e promuovere, e li perde se il libro non vende? Se l'editore guadagna prima ancora che il libro arrivi sullo scaffale, con il tuo contributo o con le copie che ti fa comprare, il rischio è passato tutto a te. E chi non rischia non ha motivo di vendere.
- Cosa ricevo, e dove sta scritto? Quante ore di editing, chi disegna la copertina, quale distribuzione. Se non è nero su bianco, non esiste.
- Quali diritti cedo, per quanto tempo e come li riprendo? Se l'editore non distribuisce il libro, posso rescindere e riavere i diritti senza penali?
Il portiere non para perché è più veloce dell'attaccante: para perché ha letto il movimento due secondi prima. Queste tre domande fanno la stessa cosa con un contratto. Ti fanno leggere il movimento prima che parta il tiro.
Il cassetto: come è nato Lettere dal cielo
Lettere dal cielo non è nato come romanzo. È nato come idea per un cortometraggio.
Ne parlai con un amico, produttore cinematografico. Dal confronto uscì un'idea più grande: non più un corto, un film, che lui si proponeva di produrre. Poi la sua scomparsa prematura fermò tutto. Il progetto restò nel cassetto, in attesa di sviluppi che non sono arrivati.
Quando mi sono iscritto alla SIAE, la Società Italiana degli Autori ed Editori, per confermare la mia iscrizione al repertorio OLAF, ho riaperto quel cassetto. OLAF sta per Opere Letterarie e Arti Figurative: è la sezione della SIAE che si occupa di opere letterarie e visive.
Ho pensato: ne faccio un romanzo breve. La trama era già tutta nella mia testa, pronta per il corto. Ci ho messo circa venti giorni. Cambiare formato è come passare da un piano sequenza a un montaggio: le scene le hai già, devi decidere dove tagliare.
Per pubblicarlo ho scelto PubMe, una piattaforma di autopubblicazione. Non ne ho provate altre, quindi parlo solo di quella. Non mi sono trovato male. Non credo però che ripubblicherò con loro. Il libro è uscito a marzo 2025.
Se stai ancora decidendo quale libro scrivere, qui c'è un articolo sulla scelta del primo libro. Questo parte da dopo: dal libro finito.
Ma allora perché ho pagato io?
Ho due storie opposte. Un romanzo che non ho voluto pagare per pubblicare, e che non è uscito. E uno che ho autopubblicato. Sembra una contraddizione. Non lo è, e la differenza sta tutta nelle tre domande.
Nel 2025 nessuno mi ha promesso una selezione. Ho scelto una piattaforma di autopubblicazione e sapevo cosa stavo usando: uno strumento, non un editore. Non stavo comprando un'illusione. Nel 2001, a Portici, mi si chiedeva la stessa cosa, pagare, dentro una storia diversa.
Prima di spedire: come dare una data certa al manoscritto
Una premessa che evita molti equivoci. La legge tutela le opere per il solo fatto di averle create, senza depositi né registrazioni: nessun deposito ti rende autore. Quello che ti dà è una prova. Che quel testo esisteva, in quella forma, a quella data. Serve il giorno in cui qualcuno contesta la paternità o ti copia. E il momento giusto per procurartela è prima di spedire, non dopo.
Cosa fa la SIAE, e cosa no
La SIAE, la Società Italiana degli Autori ed Editori, è prima di tutto un ente di intermediazione: per gli associati amministra i diritti sulle opere che escono nel mondo e incassa i compensi quando vengono utilizzate. Nella sezione OLAF letteraria gestisce diritti come la lettura e la recitazione in pubblico, la diffusione radiotelevisiva e via internet, la riproduzione, e per questo repertorio il deposito dell'opera non è previsto.
Per le opere ancora inedite offre un servizio a parte: il deposito delle opere inedite. Ti dà una prova dell'esistenza dell'opera a una data certa. Dura cinque anni e si rinnova senza limiti finché l'opera resta inedita. Puoi usarlo anche se non sei associato. L'opera viene custodita in un plico sigillato e ricevi un attestato con il numero di repertorio. La tariffa cambia tra associati e non associati: controlla quella aggiornata sul sito SIAE prima di muoverti.
Cosa non fa: nessuna valutazione né riconoscimento della tutelabilità dell'opera, e restano fuori le semplici idee, i titoli, gli slogan. Non è una pubblicazione. Non è un giudizio editoriale.
Un dettaglio che conta, se poi pensi ai concorsi: un'opera è inedita finché non esce dalla sfera di controllo dell'autore. Per uno studio legale si considerano pubblicati i testi stampati, i siti online e le opere che hanno partecipato a concorsi, selezioni o letture pubbliche. Il deposito, quindi, va fatto prima.
Le alternative alla SIAE
Ci sono altri modi di mettere una data certa a un'opera inedita. Non hanno la stessa forza, e conviene saperlo.
| Strumento | Cosa ti dà | Cosa devi sapere |
|---|---|---|
| Deposito SIAE | Prova di esistenza a data certa, custodia in plico sigillato per cinque anni rinnovabili | Il riferimento più noto e istituzionale. Non valuta l'opera. A pagamento |
| Marca temporale qualificata | Data e ora certe, opponibili ai terzi, associate al file | Prova quando il file esisteva, non che l'autore sia tu |
| Servizi online (Patamu, Proofy) | Marca temporale e prova scaricabile, con validità indicata in vent'anni | La prova la conservi tu. Verifica che la marca sia emessa da un ente accreditato |
| Copyzero (Movimento Costozero) | Marca temporale qualificata, gratuita o a offerta libera | Non è un deposito: scarichi il file marcato e lo custodisci tu |
| PEC con il manoscritto allegato | Ricevute con data e ora certe di invio e consegna | Non prova il contenuto dell'allegato: è un rinforzo, non una prova autonoma |
La marca temporale.
È la data e l'ora certe, apposte da una terza parte accreditata, che rendono il documento opponibile ai terzi. Non serve la firma digitale: basta un certificatore accreditato. A livello europeo il regolamento eIDAS riconosce alla validazione temporale elettronica effetti giuridici e ammissibilità come prova. Ma attesta soltanto quando il file esisteva. Per questo conviene inserire nello stesso file, o accanto, i dati di copyright: titolo, anno di creazione, nome dell'autore.
Patamu e Proofy.
Caricano il file, applicano la marca temporale e ti restituiscono la prova. Tutela Scrittori li cita e consiglia di verificare che la marca sia rilasciata da un ente accreditato. Patamu sostiene che la propria prova ha lo stesso valore legale del deposito SIAE: è una dichiarazione del servizio, non una sentenza. Aggiunge anche una registrazione su blockchain, che per Patamu stessa non è ancora riconosciuta legalmente al cento per cento, e la usa solo come rinforzo. Per la prova devi scaricare e conservare i file che ti restituisce.
Copyzero.
È un progetto del Movimento Costozero, un'associazione senza scopo di lucro. Applica una marca temporale qualificata senza costi, e non è un servizio commerciale. Le condizioni di accesso, tra registrazione gratuita e sostegno volontario, cambiano nel tempo: guarda sul sito prima di usarlo. Copyzero non effettua deposito: il file marcato lo scarichi e lo custodisci tu.
La PEC.
Inviare a sé stessi il manoscritto via posta elettronica certificata è una pratica diffusa, ed è meno solida di quanto sembri. Le ricevute attestano data e ora dell'invio e della consegna. Ma per la giurisprudenza commentata da Altalex la semplice allegazione di un documento non prova chi lo abbia formato né la sua corrispondenza all'originale. Per uno studio legale il documento va munito di firma elettronica con marca temporale. La PEC da sola è la strada più debole delle cinque.
Quale scegliere
Nessuna di queste strade ti rende autore: lo diventi scrivendo. Cambia la forza della prova, e in una causa decide il giudice, caso per caso. Una prova vale, in ogni caso, in assenza di prove anteriori: se qualcuno dimostra di aver creato prima di te, prevale lui.
Per me la SIAE resta il riferimento più autorevole in Italia. La marca temporale è la seconda linea, economica, e le due strade si possono usare insieme. La PEC, se proprio la usi, usala come rinforzo. E se il libro vale qualcosa di importante, un avvocato che conosca il diritto d'autore.
Quattro strade, una tabella
| Via | Chi paga | Chi rischia | Diritti | Guadagno dell'autore | Cosa controllare |
|---|---|---|---|---|---|
| Editore | L'editore | L'editore | Concessi per un tempo limitato | Percentuale sul prezzo di copertina | Contratto scritto, durata, rendiconto annuale |
| Agente + editore | L'editore (l'agente prende una commissione) | Editore e agente | Come sopra | Come sopra, meno la commissione | Mandato di rappresentanza, costi di lettura |
| Editore con contributo (EAP, editoria a pagamento) | L'autore | L'autore | Spesso concessi senza contropartita reale | Spesso solo dopo una soglia di copie vendute | Acquisto copie, editing a carico tuo, distribuzione |
| Autopubblicazione | L'autore | L'autore | Restano tuoi, se il contratto lo dice | Quota sul prezzo di vendita (e-book: 35% o 70% su KDP) | Cosa fa davvero la piattaforma, ISBN, fisco |
Da qui in poi, ogni riga ha il suo paragrafo.
L'editore che paga: cosa dice la legge italiana
La legge sul diritto d'autore, la 633 del 1941, definisce il contratto di edizione come l'accordo con cui l'autore concede a un editore il diritto di pubblicare l'opera "per conto e a spese dell'editore stesso". Non è un dettaglio: è la definizione. Se i costi e i rischi li porti tu, per uno studio legale il contratto non potrebbe più dirsi di edizione. Potrebbe configurarsi, ad esempio, come un contratto d'appalto, cioè come una prestazione di servizio.
Cosa prevede il contratto vero, in pratica:
- Forma scritta. Il contratto di edizione deve essere provato per iscritto.
- Compenso a percentuale. Salvo patto contrario, l'autore riceve una partecipazione calcolata sul prezzo di copertina degli esemplari venduti, e l'editore deve rendere conto ogni anno delle copie vendute.
- Percentuali di mercato. Un editore intervistato da Romanzi.it indica l'8-12% sul cartaceo e il 20-25% sugli e-book, spesso a scaglioni. È la testimonianza di un solo editore: trattala come un ordine di grandezza, non come una tariffa.
- Durata limitata. Firmando, l'autore non rinuncia ai diritti per sempre: li concede per un massimo di vent'anni.
- Diritti accessori. Prelazione sulla tua prossima opera, audiolibro, e-book, adattamenti audiovisivi. Si leggono riga per riga.
Prima di firmare, un avvocato che conosca il diritto d'autore. Io leggo libri, non contratti.
L'agente: Napoli e Londra non giocano la stessa partita
Per la mia narrativa non ho mai avuto un agente letterario. Quello che segue viene da fonti, che trovi in fondo, non da esperienza diretta. Preferisco dirtelo subito.
Vivo tra la Campania (Portici, Santa Maria Capua Vetere) e Londra, dove Insight ADV ha la sede legale, a City Road, EC1V. Le due sponde parlano lo stesso mestiere con regole diverse.
In Italia: l'agente è facoltativo
Puoi inviare il manoscritto direttamente alle case editrici. Un'agenzia seria può aiutarti a trovare l'editore giusto, ma non è obbligatoria. La commissione oscilla dal 5 al 20%, con una media del 15%, secondo la stessa fonte.
Esistono agenzie di pura rappresentanza e agenzie "miste", che vendono anche servizi editoriali e chiedono spesso una prima valutazione a pagamento. Qui la mia posizione è netta, ma non semplicistica. Una scheda di valutazione a pagamento non è una truffa se è venduta come consulenza. Diventa un problema quando è venduta come porta d'ingresso. Come ricordano gli avvocati di Tutela Scrittori, i servizi editoriali sono una facoltà: l'agenzia non può imporli come condizione per rappresentarti.
Nel Regno Unito: l'agente è la porta
Cambia il gioco. Le guide di Writers' & Artists', il riferimento britannico per chi vuole pubblicare, dicono che per la narrativa molti editori considerano solo manoscritti presentati da un agente. Simon & Schuster UK lo scrive nero su bianco: come la maggior parte degli editori britannici di narrativa generalista, non accetta manoscritti non richiesti. Alcuni marchi aprono finestre di invio, ma sono l'eccezione.
Nel cinema il regista non ti chiama al provino: ti chiama l'agente. Qui è lo stesso.
La commissione tipica, secondo Jericho Writers, è il 15% sulle vendite nazionali e il 20% su film ed estero, e non paghi finché non guadagni. Alcune agenzie dichiarano di non chiedere né tariffe di lettura né costi anticipati, in linea con il codice dell'Association of Authors' Agents. Il pacchetto di invio è una lettera di presentazione, una sinossi di circa seicento parole o due pagine e i primi capitoli. La sinossi include il finale: l'agente deve valutare la struttura, non farsi sorprendere.
Quando funziona: il caso Rowling
Joanne Rowling, a Edimburgo, con una figlia piccola e senza risparmi. Il manoscritto di Harry Potter e la pietra filosofale viene rifiutato da circa una dozzina di editori. Poi arriva sulla scrivania di Christopher Little, un agente londinese poco noto, che lo propone a Bloomsbury.
Bloomsbury acquistò i diritti per il Regno Unito per 2.500 sterline, secondo la voce dedicata all'agenzia: altre ricostruzioni parlano di 1.500. La prima tiratura, nel 1997, fu di 500 copie, molte destinate alle biblioteche.
Ora un calcolo mio, non una cifra documentata. Se all'agente fosse spettata la commissione standard del 15%, sarebbero tra 225 e 375 sterline, a seconda dell'anticipo. La stessa newsletter osserva che Little aveva lavorato molto per poche centinaia di sterline. La lezione è questa: nel sistema sano l'agente guadagna solo se guadagni tu. Il rischio lo condivide.
Il preventivo di chi vuole leggerti
Torniamo al signore di Portici. Non aveva un sito patinato. Aveva una giacca blu e un foglio.
Le forme cambiano, i segnali restano riconoscibili. Nel contratto sono quattro, e li descrive bene Valeria Mangano:
- l'uscita in libreria è subordinata alla vendita di un certo numero di copie;
- ti viene chiesto di acquistare un certo numero di copie, di solito dalle cento in su;
- l'editing e la correzione bozze sono a tuo carico;
- l'editore non si assume alcun obbligo di promozione.
Conta anche il comportamento. Gli editori seri non sono mai asfissianti e rispondono in mesi, non in giorni. La fretta di farti firmare è già un segnale.
Poi ci sono i travestimenti. I concorsi letterari in cui "vincono" tutti e tutti ricevono lo stesso contratto di pubblicazione con contributo. Le antologie in cui firmi una rinuncia al compenso. E l'etichetta "No EAP" (EAP sta per editoria a pagamento): nata dal basso, dalle iniziative degli autori, e per quanto ne so nessun ente la certifica. Chiunque può scriverla sul proprio sito.
Pagare per essere letto è come pagare il coperto per guardare il menu a Spaccanapoli. Se poi il piatto lo cucini tu, la faccenda cambia. Ma non chiamarlo ristorante.
Nel Regno Unito il nome è vanity press
Gli inglesi la chiamano vanity press, letteralmente "stampa della vanità". L'Alliance of Independent Authors (ALLi), l'associazione degli autori indipendenti, tiene un servizio di controllo chiamato Watchdog, che ha valutato centinaia di servizi di pubblicazione. Il criterio storico era semplice: segui il denaro. Se arriva all'autore è un editore, se parte dall'autore è vanity press.
Oggi, come ammette la stessa ALLi, non è più così netto. Esistono servizi assistiti onesti, che fanno pagare il lavoro ma lasciano all'autore tutti i diritti, ed esistono vanity press che ti tolgono i diritti e ti vendono servizi inutili. La differenza non sta nel pagare. Sta nelle tre domande.
Prima di firmare con qualunque servizio, cerca il suo nome nel Watchdog di ALLi. Non ti dirò io quali aziende evitare: la valutazione che conta è la loro, non la mia.
Autopubblicazione: la parte tecnica
Nell'autopubblicazione sei tu l'editore. Tutto quello che una casa editrice farebbe per te, adesso lo fai tu o lo compri.
Le royalty.
Su Kindle Direct Publishing (KDP), la piattaforma di Amazon, per gli e-book puoi scegliere tra il 35% e il 70% del prezzo di vendita, con condizioni diverse: il 70% vale solo in alcuni paesi e con alcuni requisiti. Per il cartaceo a stampa su richiesta il calcolo è diverso, perché si sottraggono i costi di stampa. I valori cambiano nel tempo: usa il calcolatore ufficiale di KDP prima di fissare il prezzo.
L'ISBN.
È il codice internazionale che identifica ogni edizione di un libro. Chiedi sempre a chi è intestato: cambia dove puoi distribuire e cosa succede se cambi piattaforma.
Il fisco.
I compensi delle piattaforme non si trattano in automatico come una semplice vendita di libri né sempre come redditi occasionali. Per un residente in Italia serve un inquadramento preciso: partita IVA, dichiarazione, ritenute estere. Chiedilo a un commercialista, non a un forum.
Il costo vero.
Non è la piattaforma. È tutto il lavoro editoriale che una casa editrice farebbe al posto tuo: editing, correzione bozze, copertina, impaginazione. È lì che si decide se il libro sembra un libro.
Storie vere: scrittori e copywriter che ci sono passati
Nessuna di queste storie è un modello. Ognuna è un avvertimento, letto bene.
Il Gattopardo: il rifiuto che si racconta male
Giuseppe Tomasi di Lampedusa inviò il romanzo a Mondadori e a Einaudi. Rifiuti. Anche Longanesi lo rifiutò. Uscì nel 1958 per Feltrinelli, un anno dopo la morte dell'autore, e vinse lo Strega l'anno dopo.
Nella versione popolare la colpa è di Elio Vittorini. Ma la ricostruzione è più complessa: per Mondadori il rifiuto non fu suo, e per Einaudi lo escluse dalla collana dei Gettoni consigliandolo a Mondadori. La lezione è doppia. Un rifiuto è il parere di una persona in un momento preciso. E anche la storia del rifiuto merita di essere controllata prima di citarla.
Alberto Moravia: quando pagare funzionò
Gli indifferenti, 1929. Il manoscritto era stato respinto da un editore con un giudizio secco: una "nebbia di parole". Poi Alpes accettò a una condizione: che l'autore si accollasse le spese. A pagare fu il padre. La cifra è incerta: cinquemila lire per Bompiani, cinquantamila secondo un'altra ricostruzione.
Il libro ebbe un successo enorme. Ma è un caso del 1929, in un mercato che non esiste più, ed è l'eccezione che la sopravvivenza ha reso famosa. Per ogni storia come questa ce ne sono molte di cui non sappiamo niente. Non usarla come argomento.
Salman Rushdie: il copywriter che sbagliò il primo romanzo
Prima di I figli della mezzanotte, Rushdie fece per anni il copywriter a Londra, a Ogilvy. Sono suoi gli slogan "Naughty but nice" per le paste alla crema, "That'll do nicely" per American Express e "Irresistibubble" per il cioccolato Aero.
Il suo primo romanzo, Grimus (1975), fu accolto con quasi universale derisione. Il Booker Prize arrivò nel 1981 con I figli della mezzanotte. Rushdie ha raccontato che la pubblicità gli insegnò a scrivere come si fa un lavoro: il cliente arriva nel pomeriggio, il pezzo deve esserci, e deve essere buono. È la disciplina che serve anche a chi affronta un mercato editoriale.
Fay Weldon: la copywriter e il romanzo pagato dal brand
Fay Weldon lavorò da copywriter a Ogilvy. L'attribuzione di "Go to work on an egg" è contesa: lei ne curò la diffusione, ma non è chiaro che l'abbia inventato. Ha raccontato che il primo romanzo fu accettato subito perché la pubblicità le aveva insegnato a non farsi respingere niente. Per un copywriter la lezione è utile: le revisioni del cliente sono l'allenamento.
Scrisse anche The Bulgari Connection, un romanzo sponsorizzato dal marchio, che lei stessa definì "buona prosa pubblicitaria". È il caso inverso al mio: qui non è l'autore a pagare per essere pubblicato, è il brand a pagare l'autore. La domanda numero uno, "chi si prende il rischio?", ha la risposta opposta. Ed è per questo che il caso è utile: mostra che il criterio funziona in entrambe le direzioni. Per ragionare sul rapporto tra scrivere per un mercato e scrivere per sé, c'è un articolo dedicato.
Altri copywriter poi scrittori: Joseph Heller, Martin Amis, Don DeLillo, Kurt Vonnegut, Dorothy L. Sayers.
Il tuo piano in cinque mosse
Il romanzo che ho ripreso ha una regola: prima si lavora sul testo, poi si sceglie la strada. Vale per tutti.
- Manoscritto finito, riletto e con una data certa. Prima di spedire a chiunque, come ti ho spiegato sopra. Se non sai come rileggerlo, leggi Il secondo sguardo e Come si corregge una bozza.
- Sinossi con il finale e lettera di presentazione di una pagina. Il finale in sinossi non è uno spoiler: è la prova che il romanzo regge fino in fondo.
- Lista breve di destinatari. Editori o agenti, ciascuno con le me regole di invio. Leggi le indicazioni e rispettale alla lettera.
- Tabella di tracciamento. Data, destinatario, risposta, motivazione. È l'unico modo per non farsi mangiare dall'ansia dell'attesa.
- Le tre domande e un legale, prima di firmare. Anche se la proposta ti sembra il sogno che aspettavi. Soprattutto in quel caso.
Se il tuo libro nasce da una sceneggiatura, come il mio, o vuoi il percorso inverso, qui c'è quello dal romanzo alla sceneggiatura.
Cosa non pagare mai, cosa si può pagare
| Non pagare | Si può pagare, se scritto e con i diritti intatti |
|---|---|
| Una lettura per essere "considerato" da un editore | Una valutazione editoriale venduta come consulenza |
| L'acquisto obbligatorio di copie | Editing e correzione bozze, con preventivo |
| Un "contributo di produzione" dentro un contratto di edizione | Copertina e impaginazione |
| Una quota per un concorso con contratto incluso | Un servizio assistito di autopubblicazione |
| Qualunque cifra prima di aver letto il contratto | Un avvocato che legge il contratto |
Trasparenza
Ho un interesse, e te lo dichiaro. Impagino libri. Recentemente ho curato l'impaginazione e la grafica di Storie comuni fuori dal Comune. Un napoletano in Finlandia, il primo libro di Roberto Nucci, artista poliedrico italo-finlandese, autopubblicato in due lingue con YouCanPrint.
Il tema dei servizi a pagamento non è astratto per me: ne vendo qualcuno. Il mio è un servizio come gli altri, e va guardato con le tre domande. Applicale anche a me.
E se qualcuno ti dice che il suo servizio è il modo per farti scegliere, non è un servizio. È un preventivo mascherato.
Se un editore è convinto
Cinque milioni di lire, un martedì di novembre, a Portici. Venticinque anni dopo so ancora cosa risponderei.
Se un editore è convinto, ci investe soldi suoi. Se vuoi pagare, paga chi ti vende un servizio, e chiamalo così. Il resto è un cassetto con un'etichetta diversa.
Fonti e approfondimenti
- SIAE, sezione OLAF: https://www.siae.it/it/chi-siamo/i-repertori/arte-figurative-e-letteratura
- Legge 633/1941, art. 118 (Brocardi): https://www.brocardi.it/legge-diritto-autore/titolo-iii/capo-ii/sezione-iii/art118.html
- Writers' & Artists', FAQ per autori: https://www.writersandartists.co.uk/advice/faqs-writers
- Simon & Schuster UK, invio manoscritti: https://www.simonandschuster.co.uk/p/manuscript-submissions
- Jericho Writers, agenti UK: https://jerichowriters.com/uk-literary-agents/
- Greyhound Literary, invii: https://greyhoundliterary.co.uk/submissions
- Alliance of Independent Authors: https://www.allianceindependentauthors.org/
- Amazon KDP, royalty e-book: https://kdp.amazon.com/it_IT/help/topic/G200644210
- Tutela Scrittori (contratti, agenti, editori a pagamento): https://www.tutelascrittori.it/
- Romanzi.it, royalty: https://romanzi.it/alla-ricerca-di-diritto-d-autore/
- Bompiani, Gli indifferenti: https://www.bompiani.it/salotto/gli-indifferenti-alberto-moravia
- Fondazione Carlo e Marise Bo, il caso Gattopardo: https://fondazionebo.uniurb.it/fondazione/interventi/il-caso-gattopardo/
- SIAE, deposito delle opere inedite: https://www.siae.it/it/cosa-facciamo/altri-servizi/deposito-opere-inedite/
- SIAE, OLAF Opere Letterarie: https://www.siae.it/it/autori-editori/iscritti/tutela-opere/opere-letterarie/
- Tutela Scrittori, come dimostrare la paternità di un'opera: https://www.tutelascrittori.it/come-dimostrare-paternita-opera/
- Patamu, prova d'autore e FAQ: https://www.patamu.com/index.php/it/faq
- Proofy, assistenza: https://www.proofy.co/assistenza/
- Movimento Costozero, Copyzero on-line: https://www.costozero.org/wai/u2.html
- Altalex, PEC e documenti allegati: https://www.altalex.com/documents/news/2025/11/12/perfezionamento-contratti-forma-promiscua-cartacea-digitale
- Codice civile, art. 2704 (data certa): https://www.brocardi.it/codice-civile/libro-sesto/titolo-ii/capo-ii/sezione-ii/art2704.html
Domande frequenti
Cos'è l'editoria a pagamento e come si riconosce?
L'editoria a pagamento (EAP) è il modello in cui l'autore contribuisce ai costi di pubblicazione, mentre la legge italiana definisce il contratto di edizione come un accordo in cui l'editore pubblica l'opera per conto e a spese proprie. I segnali tipici sono quattro: uscita in libreria condizionata a un numero di copie vendute, acquisto obbligatorio di copie, editing e correzione bozze a carico dell'autore, nessun obbligo promozionale. Anche chi si definisce "No EAP" va verificato riga per riga nel contratto.
Che differenza c'è tra editoria a pagamento e autopubblicazione?
Nell'autopubblicazione sei tu l'editore: scegli la piattaforma, conosci i costi e, se il contratto lo dice, i diritti restano tuoi. Nell'editoria a pagamento paghi un contributo dentro un contratto che ti viene presentato come pubblicazione, spesso con cessione di diritti e senza garanzie di distribuzione. La differenza non sta nel pagare, ma in tre domande: chi si prende il rischio, cosa ricevi e dove sta scritto, quali diritti cedi e per quanto tempo.
Serve un agente letterario per pubblicare un romanzo?
In Italia no: puoi inviare il manoscritto direttamente alle case editrici. Nel Regno Unito, per la narrativa, molti editori considerano solo manoscritti presentati da un agente, e alcuni lo dichiarano esplicitamente. Un agente serio guadagna con una commissione sulle vendite: la media indicata dalle fonti è intorno al 15%, con il 20% su film ed estero nel Regno Unito.
Quanto costa autopubblicarsi e quanto si guadagna?
La piattaforma può essere gratuita, ma il costo vero è il lavoro editoriale: editing, correzione bozze, copertina, impaginazione. Su Kindle Direct Publishing (KDP) le royalty degli e-book sono del 35% o del 70% del prezzo di vendita, con condizioni diverse; sul cartaceo si sottraggono i costi di stampa. Prima di fissare il prezzo usa il calcolatore ufficiale e verifica l'inquadramento fiscale con un commercialista.
Quando NON conviene autopubblicarsi?
Non conviene quando cerchi soprattutto una selezione editoriale, cioè il fatto che qualcuno investa sul tuo libro, o quando non sei disposto a occuparti di editing, copertina, distribuzione e promozione. In quel caso il percorso agente-editore è più adatto, anche se più lento. Non conviene mai, invece, pagare un servizio che ti viene venduto come garanzia di essere pubblicato.
Come verifico un editore o un servizio di pubblicazione prima di firmare?
Leggi il contratto per intero, cerca la formula "a spese dell'editore" e i quattro segnali dell'editoria a pagamento, e fallo leggere a un avvocato che conosca il diritto d'autore. Per i servizi internazionali consulta il Watchdog dell'Alliance of Independent Authors (ALLi). Se qualcuno ti mette fretta, è già un segnale.
Come si dà una data certa a un manoscritto inedito?
Il diritto d'autore nasce con la creazione, ma per provare che il testo esisteva a una certa data puoi usare il deposito delle opere inedite della SIAE (cinque anni, rinnovabili) oppure una marca temporale qualificata, anche tramite servizi online come Patamu, Proofy o Copyzero. La PEC con il manoscritto allegato attesta l'invio ma non prova il contenuto dell'allegato: è un rinforzo, non una prova autonoma. In caso di contestazione decide il giudice; per un caso importante rivolgiti a un avvocato.
Accettando accederai a un servizio fornito da una terza parte esterna a https://insightadv.it/
IT
EN 





























































Commenti