Parla con cinque clienti prima di spendere un euro
Giovedì sera, ottobre, un pub di Hackney poco lontano da City Road. La pioggia non cade: resta sospesa nell'aria, mista a nebbia, e ti entra nel cappotto fino alle ossa. Dentro l'aria sa di mattoni umidi, di birra chiara rovesciata sui tavoli di legno, di aceto che esce dai pacchetti di patatine aperti.
Bobby è seduto di fronte a me. Io ho il taccuino aperto sul tavolo, ma non scrivo. Fisso una cifra segnata a penna: 8.247 sterline. È il valore di un preventivo che ho appena visto bruciare. E so di chi è la colpa. Mia. O meglio, di una slide.
Un mese prima, in una sala riunioni londinese, la mia agenzia aveva presentato una strategia di posizionamento per un software B2B. Al centro una slide con due parole: Buyer Persona. Gli avevo dato anche un nome, Innovation Ian: manager progressista di quarantadue anni, assetato di flussi di lavoro digitali, ansioso di ottimizzare i processi. Sopra quel fantasma avevo costruito tutto.
Una settimana dopo ero in Campania, nell'ufficio di Berto, in un capannone di lamiera nella zona industriale che taglia Santa Maria Capua Vetere e Capua. Lì l'aria non sapeva di birra ma di caffè bruciato, di polvere di ferro, di sudore. Gli ho proposto la stessa strategia pensata per Ian. «Berto, questo sistema ti fa risparmiare il 20% del tempo sul tuo flusso di lavoro digitale.»
Berto, con le mani di chi lavora da trent'anni in fabbrica, ha smesso di guardare il monitor. Si è appoggiato allo schienale. Sono seguiti dieci secondi di silenzio, di quelli in cui senti il ronzio del neon sul soffitto. Poi ha detto: «Umberto, a me del flusso di lavoro non frega un cazzo. A me interessa che quando la Guardia di Finanza bussa a quella porta io possa premere un bottone e stampare tutto in cinque secondi, senza che mi venga un infarto.»
Berto non ha firmato. Qualche settimana dopo, nel pub di Hackney, ho capito che il suo silenzio e il mio preventivo bruciato avevano la stessa radice: avevo parlato a un profilo, non a una persona.
Da qui difendo una tesi sola, fino all'ultima riga: il buyer persona non ha mai pagato una fattura. Le fatture le pagano persone vere, con paure vere, in uffici veri. Cinque conversazioni con loro sono la soglia per cominciare a decidere, non per concludere. Più avanti ti spiego la differenza, con i numeri e con le fonti.
Il buyer persona non ha mai pagato una fattura
Un buyer persona nasce quasi sempre in un workshop: post-it, caffè annacquato, qualcuno che si alza e decide che il cliente ideale si chiama «Marco, 42 anni, gioca a padel, legge Il Sole 24 Ore». La slide viene approvata. Da quel momento un'azienda prende decisioni di budget sui gusti di un uomo che non esiste.
Non ho niente contro i buyer persona. Ho molto contro quelli costruiti senza uscire dall'ufficio. Nati da interviste vere sono uno strumento serio. Nati a tavolino sono un'ipotesi con una foto stock.
Non lo dico solo io. Nel 2016 Clayton Christensen e i suoi coautori hanno scritto sulla Harvard Business Review che chi sviluppa prodotti si concentra troppo sui profili dei clienti e sulle correlazioni nei dati. Le circostanze in cui il cliente prova a fare qualcosa, sostengono, contano più delle sue caratteristiche anagrafiche.
Il loro esempio è un condominio. Un’impresa edile dell’area di Detroit costruiva appartamenti per chi voleva ridimensionare la casa: pensionati che lasciavano la casa di famiglia, genitori single dopo un divorzio. Ai visitatori piaceva tutto, ma pochi firmavano. L’impresa ha aggiunto finestre e altre migliorie suggerite dai focus group, e le vendite sono rimaste dove erano.
Poi uno dei collaboratori di Christensen, Bob Moesta, ha fatto una cosa che nessun profilo anagrafico avrebbe fatto fare: ha chiesto a chi aveva comprato di ricostruire, passo per passo, come aveva deciso. Più di una persona tornava allo stesso punto: il tavolo da pranzo. Finché non sapevano dove metterlo, non riuscivano a traslocare. Quel tavolo era la famiglia, e l’ostacolo era l’ansia di lasciarlo andare.
L’impresa ha cambiato il progetto, non lo slogan. Ha ridotto la seconda camera per far entrare il tavolo, ha offerto il trasloco e il deposito per le cose che non entravano, e ha allestito nel palazzo una stanza dove ordinare con calma cosa tenere e cosa lasciare. Aveva scoperto che il suo mestiere era accompagnare un cambio di vita, e il condominio era solo il luogo dove succedeva.
New Coke: duecentomila risposte alla domanda sbagliata
Il caso più istruttivo di una domanda sbagliata è del 1985. La Coca-Cola Company vedeva il suo vantaggio sulla Pepsi assottigliarsi e decise di cambiare la formula. Prima del lancio, secondo l'azienda, quasi 200.000 consumatori nei test di assaggio preferirono la nuova.
La nuova Coca-Cola fu annunciata il 23 aprile 1985. L'11 luglio, dopo 79 giorni di proteste, tornò la formula originale con il nome di Coca-Cola Classic.
Cosa non aveva funzionato? Non il campione: duecentomila persone farebbero invidia a qualsiasi istituto. L'azienda stessa ha spiegato che i test non mostravano il legame dei consumatori con la loro Coca-Cola. Misuravano un sorso.
È la lezione che porto con me: duecentomila risposte alla domanda sbagliata valgono meno di una risposta alla domanda giusta. Come si fa a farla giusta? Si comincia dalla domanda, non dal questionario. Poi si comincia a parlare.
Sul passaggio dall'insight alla campagna ho scritto in Dall'Insight alla Campagna: come costruire la Copy Strategy perfetta. Sul perché un cliente non sa dirti da solo come sceglie, in Il cervello non sa leggere il preventivo.
Cos'è un'intervista ai clienti (e cosa non è)
La definizione che uso
Un'intervista ai clienti è una conversazione individuale, di 30–45 minuti, con una traccia ma senza questionario. Chiedi a una persona di ricostruire una decisione reale: l'ultima volta che ha scelto un fornitore, cambiato strumento, rifiutato un preventivo.
Il risultato non è una percentuale. Sono ipotesi, temi che ritornano e le parole esatte che il cliente usa per il suo problema. Un'intervista dice perché. Per sapere quanti serve un'altra cosa.
Intervista, sondaggio, focus group, osservazione
Ogni strumento risponde a una domanda diversa. Le dimensioni del campione sono ordini di grandezza indicativi, non dati di ricerca.
| Strumento | A cosa risponde | Campione di solito | Limite principale |
|---|---|---|---|
| Intervista in profondità | Perché è successo, come ha deciso | 5–15 persone | Non è statistica |
| Sondaggio | Quanti, quanto spesso | Centinaia o più | Non scopre ciò che non sai chiedere |
| Focus group | Come reagisce un gruppo | 6–8 persone a sessione | La pressione sociale: chi parla di più guida il gruppo |
| Osservazione sul campo | Cosa fa davvero | Pochi casi | Costa tempo |
I focus group, per le PMI, li evito quasi sempre. In una stanza con altre sei persone si dice ciò che fa fare bella figura, non ciò che si è fatto.
Quando guardare vale più che chiedere
A volte la migliore intervista è quella in cui fai poche domande. Il caso classico è Intuit. Il fondatore Scott Cook chiedeva ai clienti il permesso di guardarli installare e usare Quicken a casa loro, e l'azienda fa risalire la pratica al 1983. Si chiama Follow Me Home, «seguimi a casa».
Nel 2014 l'allora amministratore delegato Brad Smith ha raccontato a Fortune che l'azienda dedicava circa 10.000 ore all'anno a queste visite. Il motivo, ha spiegato, è che ascoltare quello che le persone dicono che faranno produce molti falsi positivi. Osservare quello che fanno davvero è il punto del metodo.
Intuit stessa precisa che un Follow Me Home non è un'intervista. Dura tra 30 e 90 minuti e l'ordine è fisso: prima si osserva, poi si chiede di mostrare, solo alla fine si fanno domande.
Prova da solo: siediti per quaranta minuti accanto a chi prepara un preventivo e guarda. Poi confronta quello che hai visto con quello che ti avrebbe raccontato.
Il metodo in 7 passi

Non si va a braccio: l'improvvisazione, in questo campo, brucia le relazioni. Ecco il metodo che uso, con gli errori che ho imparato a evitare.
Passo 1 · Scegli la decisione, non l'argomento
Dire «voglio capire meglio i miei clienti» produce rumore. Scrivi in una riga la decisione che le interviste devono sbloccare. Per esempio: «Devo riscrivere il preventivo o il prezzo?» Quella riga è la tua stella polare.
Poi scrivi tre-cinque ipotesi da falsificare. Se parti da «i clienti mi scelgono per la qualità», farai domande per sentirti dire di sì. Cerca prove contrarie.
Il caso che meglio mostra il cambio di prospettiva è quello del milkshake di McDonald's, raccontato da Christensen. L'azienda aveva chiesto ai clienti come migliorare il frullato, aveva applicato le modifiche e le vendite erano rimaste ferme. Allora i ricercatori hanno osservato chi lo comprava, a che ora, con chi, e se lo consumava lì o lo portava via.
Molti lo compravano di mattina, da soli, senza altro, per portarselo in auto. Il frullato non competeva con altri hamburger: competeva con banane, ciambelle e bagel. Faceva un lavoro, tenere occupato e sazio chi aveva un tragitto lungo e noioso. Dalla domanda «cosa miglioreresti?» alla domanda «che lavoro gli affidi?» è cambiato tutto.
Ho sviluppato lo stesso ragionamento in Come decidono i clienti? L'importanza del Messy Middle e in Perché devi comunicare problemi e non soluzioni.
Passo 2 · Chi intervistare: un campione ragionato, non comodo
Il campione deve essere ragionato, cioè scelto con un criterio, non casuale e non comodo. Se parli solo con i clienti felici cadi nel survivorship bias, il bias dei sopravvissuti: chi ha vinto ti spiega perché hai vinto. I clienti persi e quelli che hanno detto di no ti spiegano perché non cresci.
Per il primo giro da cinque, la composizione che uso è questa:
- due clienti recenti, con la memoria fresca
- un cliente che se n'è andato
- uno che ha chiesto un preventivo e ha scelto un altro
- uno che non ti ha mai considerato ma ha il problema che risolvi

Nel B2B la faccenda si complica, perché le aziende non decidono: decidono le persone. C'è chi cerca la soluzione, chi firma, chi la usa. Per ogni cliente aziendale cerca di sentire almeno due ruoli.
Perché cinque? Non è un numero magico, e va detto con precisione.
- Nielsen e Landauer hanno modellato quanti problemi di usabilità emergono per ogni utente aggiunto. Con 5 utenti se ne trova circa l'85%, per scoprirli tutti ne servono circa 15. Nielsen consiglia di spendere il budget in più test piccoli e non in uno enorme. Ma parla di test di usabilità, non di interviste.
- Per le interviste in profondità c'è lo studio di Guest, Bunce e Johnson (2006), su 60 interviste a donne in due paesi dell'Africa occidentale. I temi si sono saturati entro le prime dodici interviste, con gli elementi di base già a sei. Il campione era omogeneo e l'argomento era un altro: non erano clienti di PMI.
La mia regola pratica, e dico che è mia: faccio le prime cinque, poi vado avanti finché per tre interviste di fila non emerge un tema nuovo. Se hai segmenti molto diversi, ogni segmento ha il suo giro.
Un esempio di conversazioni che non scalano e non devono scalare viene da Airbnb. Nel 2009, racconta Joe Gebbia, il ricavo settimanale era fermo a circa 200 dollari. Su suggerimento di Paul Graham i fondatori sono andati a New York a incontrare gli host. Secondo Fast Company hanno prenotato camere presso due dozzine di host per capire cosa non funzionava. Le foto degli annunci erano pessime. Dopo averle rifatte, il ricavo è raddoppiato: a 400 dollari a settimana secondo Gebbia, nell'arco del mese secondo Fast Company. Le fonti non coincidono sui tempi.
Come arrivi a loro cambia con il posto. Nella mia esperienza a Portici o a Caserta si recluta quasi sempre dalla relazione: chiami e chiedi un caffè. A Londra o a Manchester, dove il tempo si misura in sterline al minuto, funzionano di più un messaggio diretto o un'introduzione, con scritto nella prima riga quanti minuti ruberai.
Passo 3 · Invito, luogo e durata
L'invito sta in quattro righe: chi sei, perché lo contatti, quanto dura (30–45 minuti) e che non stai vendendo niente. Aggiungi che registri solo se è d'accordo. Un modello:
Buongiorno [Nome], sono Umberto Mazza. Sto parlando con cinque clienti per capire come scelgono e usano [servizio]. Mi servono 30–40 minuti, dove preferisci tu. Non ti vendo niente. Se sei d'accordo registrerei l'audio solo per riascoltare: prima ti spiego come lo tratto. Ti va?
Hi [Name], I'm Umberto Mazza. I'm speaking with five customers about how they choose and use [service]. It takes 30–40 minutes, wherever suits you. I'm not selling anything. With your OK I'd record audio only to listen back; I'll explain how I handle it first. Would you be up for it?
Il luogo conta. Fai l'intervista dove il cliente lavora o decide: l'ufficio, la bottega, il cantiere. Una sala riunioni neutra uccide la spontaneità. Vai in due: uno conduce e guarda negli occhi, l'altro prende gli appunti.
C'è anche il luogo in cui il cliente sceglie davvero. Nel gennaio 2009 Tropicana ha lanciato una nuova confezione per il suo succo più venduto. Secondo i dati IRI riportati da Ad Age, tra il 1° gennaio e il 22 febbraio le vendite in unità sono calate del 20% e in valore del 19%, circa 33 milioni di dollari. Il 23 febbraio l'azienda ha annunciato il ritorno alla confezione originale. Alcuni concorrenti sono cresciuti a due cifre.
Come fu testata la nuova confezione non lo so, e non lo dicono le fonti che ho trovato. So cosa dicevano gli acquirenti nei commenti dell'epoca: sembrava un prodotto del supermercato e le varietà si confondevano. Se vuoi sapere se un cliente ti riconosce, guardalo nel posto in cui sceglie. Ne parlo in La gerarchia dello scaffale: 0.5 secondi per vendere (o sparire).

Passo 4 · Privacy e consenso: cosa dire prima di premere «registra»
Non sono un avvocato. Quello che segue è una mappa per arrivare preparato dal tuo consulente o dal tuo DPO (Data Protection Officer, il responsabile della protezione dei dati).
Quando premi «registra» tratti dati personali. Vale nell'Unione Europea con il GDPR, il regolamento (UE) 2016/679, e nel Regno Unito con il UK GDPR insieme al Data Protection Act 2018. Le autorità sono il Garante per la protezione dei dati personali in Italia e l'ICO nel Regno Unito.
Le cose da sistemare sono quattro.
- L'informativa, prima della registrazione. L'articolo 13 del GDPR elenca cosa devi dire nel momento in cui raccogli i dati: chi sei e come contattarti, le finalità e la base giuridica (e, se è il legittimo interesse, quale), chi riceverà i dati, per quanto tempo li conservi, i diritti dell'interessato (accesso, rettifica, cancellazione, opposizione), il diritto di reclamo, e il diritto di revocare il consenso se è la base scelta. L'ICO ribadisce che l'informazione va data al momento della raccolta, in linguaggio chiaro. Ha anche dichiarato che la propria guida è in revisione dopo il Data (Use and Access) Act, quindi controlla la versione aggiornata.
- Una base giuridica. L'articolo 6 ne elenca sei, dal consenso (lettera a) al legittimo interesse (lettera f). Non ne esiste una chiamata «ricerca».
- Due «sì» separati. Dire «sì, parliamo» e autorizzare il trattamento di una registrazione sono due atti diversi. Tienili distinti sul foglio.
- Un contratto con chi trascrive per te. Se usi un servizio di trascrizione, quel fornitore tratta dati per tuo conto: l'articolo 28 richiede un contratto o un altro atto giuridico che lo vincoli.
Il primo contatto, via email o telefono, ha regole sue. Quelle chiedile al tuo consulente prima di scrivere a chi non è già tuo cliente.
Passo 5 · La guida dell'intervista: sei blocchi, quarantacinque minuti
È una mappa, non un binario. Non leggerla come un questionario.
| Blocco | Tempo | Cosa fai |
|---|---|---|
| 1. Apertura | 3 minuti | Chi sei, nessuna vendita, permesso di registrare, può fermarti quando vuole |
| 2. Contesto | 5–7 minuti | Ruolo, azienda, giornata tipo: domande facili e concrete |
| 3. L'ultima volta | 15–20 minuti | Ricostruisci una decisione reale, in ordine cronologico |
| 4. Alternative e frizioni | 8 minuti | Cos'altro ha guardato, anche «non fare niente», e cosa lo ha frenato |
| 5. Risultato | 5 minuti | Come ha capito se ha funzionato |
| 6. Chiusura | 3 minuti | «C'è qualcosa che non ti ho chiesto?» e «chi altro dovrei sentire?» |

Seguo le tre regole che Rob Fitzpatrick ha messo in The Mom Test: parla della sua vita, non della tua idea; chiedi episodi specifici del passato, non generalizzazioni o futuro; parla meno e ascolta di più. Il titolo viene dal fatto che perfino tua madre ti direbbe che la tua idea è bellissima.
Il blocco 3 è il cuore. Ricostruisci la cronologia di una scelta: il primo momento in cui ha capito di avere il problema, come ha cercato, cosa ha confrontato, chi altro era coinvolto, cosa ha deciso la scelta, il primo uso. Le domande che uso, in italiano a Caserta e in inglese con Bobby:
| Italiano | English |
|---|---|
| Mi racconti l'ultima volta che hai dovuto scegliere un fornitore come noi? | Talk me through the last time you had to pick a supplier like us. |
| Cos'è successo subito prima? Cosa ti ha fatto dire «adesso basta»? | What happened right before that? What made you say "enough"? |
| Chi altro era coinvolto? Chi ha firmato? | Who else was involved? Who signed it off? |
| Cos'altro hai guardato? E cosa ti ha fermato? | What else did you look at? What held you back? |
| Cos'è successo quando hai visto il preventivo? | What happened when you saw the quote? |
| Come hai capito che aveva funzionato? | How did you know it had worked? |
Per l'arte della domanda in generale, 6 consigli per scrivere domande migliori per un'intervista copre il lato giornalistico.
Passo 6 · Le domande da non fare, i bias e il silenzio
Il modo in cui formuli la domanda decide se avrai la verità o una bugia gentile.
| Domanda sbagliata | Perché non funziona | Riscrittura |
|---|---|---|
| Compreresti un servizio così? | È ipotetica: la risposta è un'opinione, non un comportamento | Mi racconti l'ultima volta che hai comprato qualcosa del genere? |
| Ti piace il nostro sito? | Invita al complimento | Mostrami come hai cercato un fornitore la prima volta. Dove sei finito? |
| Quanto pagheresti? | È un prezzo immaginario | Quanto hai pagato l'ultima volta? Chi ha deciso? |
| Di solito come scegli un fornitore? | È troppo generica | Com'è andata l'ultima volta che hai cambiato fornitore? |
| Cosa dovremmo migliorare? | È la domanda che nel caso del milkshake non ha spostato le vendite | C'è stato un momento in cui hai pensato di lasciar perdere? Quando? |
I bias che incontrerai, in una riga ciascuno:
- Desiderabilità sociale: dice ciò che pensa tu voglia sentire.
- Conferma: tu senti solo ciò che conferma la tua ipotesi.
- Scarto tra dire e fare: quello che dice che farà non coincide con quello che farà. È il motivo per cui Intuit osserva.
- Memoria: i dettagli lontani si deformano. Per questo si chiede sempre «l'ultima volta».
- Sopravvivenza: parli solo con chi è rimasto.
Il silenzio è un'arma. Dopo la risposta, aspetta quattro o cinque secondi senza dire niente. Il disagio spinge a aggiungere dettagli, e la frase vera arriva quasi sempre dopo la pausa.
Sul tono, una cosa che ho imparato sul campo: a Caserta la cortesia dell'ospite copre il giudizio («va tutto bene»), a Londra l'understatement lo attenua («it's quite good»). La contromisura è la stessa in entrambi i casi: chiedi un episodio, non un giudizio.
Passo 7 · Appunti, trascrizione, codifica
Chi prende appunti scrive le frasi testuali tra virgolette e segna il minuto in cui c'è un picco emotivo. Entro 24 ore riascoltate e completate. La memoria cancella per prime proprio le frasi migliori.
Poi la codifica: leggi le trascrizioni, assegni un'etichetta (un codice) a ogni frase significativa e raggruppi i codici in temi. È l'analisi tematica descritta da Virginia Braun e Victoria Clarke nel 2006. Non servono software complessi: una parete, post-it, un colore per ogni cliente.
Esempio illustrativo (caso tipo, costruito per l'occasione). Tre frasi di tre clienti di una carpenteria:
- «Quando arriva la verifica, le carte sono in tre cartelle e un cassetto.»
- «Il commercialista mi chiede le fatture e io le ho nel telefono.»
- «Ho cambiato gestionale perché non trovavo un ordine del 2019.»
I codici sono documenti sparsi, ricerca lenta, paura del controllo. Il tema è ritrovare subito le carte quando servono. Nessuno dei tre ha usato la parola «flusso di lavoro». Cerca sempre le parole che tu non usi: il lessico del cliente è il tuo miglior titolo.
Dal dato alla decisione
Una volta che hai la parete piena, devi distillarla. Uso una formula semplice:
Quando [situazione], voglio [motivazione], così posso [risultato].
Per Berto: quando arriva un controllo fiscale, voglio ritrovare le fatture in pochi secondi, così posso dimostrare di essere in regola e tornare a produrre senza ansia. È una frase che un cliente riconosce, a differenza di «ottimizzare i flussi».
Poi costruisci una matrice: i clienti da una parte, i temi dall'altra. Conta quanti hanno sollevato quel tema e con quali parole. Da lì cambia una cosa sola alla volta: la promessa nella prima riga del sito, la chiusura del preventivo, la prima email dopo l'acquisto. Se cambi tutto insieme non saprai mai cosa ha funzionato.
Scegli un numero da misurare prima di toccare qualcosa. Ne parlo in Il cruscotto che Berto non guarda mai. Per i punti di contatto dopo la vendita, Non è un documento: è il tuo venditore silenzioso, L'onboarding che nessuno progetta e Il cliente che non hai ancora perso: guida alla fidelizzazione per PMI.
LEGO Friends: la ricerca descrive, non assolve
Il caso che uso per ricordare i limiti è LEGO Friends. Per quella linea, lanciata nel 2012, LEGO ha dichiarato quattro anni di ricerca con migliaia di bambine e madri. La stampa dell'epoca riporta più di 3.500 interviste, Wikipedia parla di 4.500. Le fonti non coincidono: nel dubbio, «oltre tremila».
Cosa ne uscì: bambine e bambini giocano in modo diverso con i mattoncini. Le bambine volevano riconoscersi nei personaggi e preferivano costruzioni più brevi con gioco di ruolo. Una parte del pubblico ha risposto con una petizione, perché secondo i critici la linea rafforzava gli stereotipi di genere.
La lezione per me è questa: l'intervista ti dice cosa succede e cosa le persone desiderano oggi, non cosa sia giusto fare. La decisione resta tua, con tutto il suo peso.
Quando la ricerca serve solo a confermarti: il caso Tesco
Il caso più utile per chi lavora tra Italia e Regno Unito è quello di Tesco. Nel novembre 2007 il gruppo britannico ha aperto negli Stati Uniti i primi negozi Fresh & Easy. Prima del lancio dirigenti Tesco avevano vissuto nelle case di famiglie americane per osservare cosa mangiavano e come facevano la spesa.
Nel 2009 l'azienda stessa ha ammesso che quella ricerca era stata viziata. Un'analisi di settore sostiene che le decisioni chiave, come la dimensione dei negozi, erano state condizionate dalla situazione di Tesco ben prima, e che mancava la conoscenza locale: ad esempio, i primi negozi dedicavano un quarto delle insalate fresche a ricette a base di crescione. È una lettura, non un verdetto.
Nell'aprile 2013 Tesco ha confermato l'uscita dal mercato americano, con una svalutazione di 1,2 miliardi di sterline; la vendita a Yucaipa è stata annunciata a settembre.
Fare ricerca non basta. Bisogna lasciare che la ricerca cambi le decisioni. Vale a parti invertite: un'azienda di Caserta che pensa Londra con la testa di Caserta ripete lo stesso errore.
Quando cinque non bastano
Cinque interviste non sono statistica. Se tre su cinque preferiscono pagare a rate, non puoi dire che il 60% del mercato lo voglia. Puoi dire che è un tema, e che devi verificarlo.
Quando devi misurare, il passo dopo le interviste è un sondaggio, con le domande giuste scoperte parlando. È il percorso di Dove nel 2004. Prima della campagna Real Beauty l'azienda ha fatto un'indagine telefonica su circa 3.200 donne di dieci paesi, tra cui Italia e Regno Unito. Solo il 2% si è definita «bella». Era un sondaggio, non un'intervista: serve per misurare quanto è diffusa un'idea. Anche la ricerca migliore non ti salva dalla coerenza di marchio: già nel 2007 il TIME segnalava che la stessa Unilever commissionava anche le campagne di Axe, e il contrasto faceva guardare Real Beauty con cinismo.
Un limite diverso viene da Fiat Mio. Fiat Brasile ha lanciato il progetto nell'agosto 2009: più di 17.000 persone da 160 paesi, oltre 10.000 idee, e un concept presentato al Salone di San Paolo nell'ottobre 2010. I designer Fiat sono rimasti i «custodi» del concetto e, secondo Develop3D, alcune idee erano impossibili da produrre anche per un concept. Raccogliere idee non è raccogliere bisogni.
In una pagina
Prima
La decisione da prendere è scritta in una riga
Tre-cinque ipotesi da falsificare
Cinque profili: due recenti, un perso, uno che ha scelto altri, uno che non ti ha considerato
Informativa pronta, base giuridica scelta con il tuo consulente
Siete in due: uno conduce, uno scrive
Durante
Solo episodi passati: «l'ultima volta che…»
Silenzio di quattro o cinque secondi dopo la risposta
Al massimo due «perché» di fila
Nessuna tua idea sul tavolo
Chiusura con «chi altro dovrei sentire?»
Dopo
Entro 24 ore, appunti completati
Codifica e matrice clienti per temi
Una sola modifica, con un numero da misurare
La scheda per ogni intervista: data, luogo, nome e ruolo; cronologia della scelta (primo pensiero, ricerca, confronto, decisione, primo uso); frasi testuali tra virgolette; frizioni (cosa ha quasi fatto saltare l'acquisto); prossimo passo.
Prima le misure
In una sartoria napoletana, prima di toccare il tessuto con le forbici, misurano. Un buon sarto non combatte la stoffa: la asseconda. E prende le misure sulla persona, non sul manichino di vetrina. Prendere le misure prima di prendere le decisioni è il mestiere di chi fa impresa con i propri soldi.
Le scuse sono sempre le stesse: «non abbiamo tempo», «il mercato lo conosco», «mi ha detto mio cugino che funziona». Sono modi di evitare il disagio di sentirsi dire che il nostro prodotto viene comprato per un motivo banale, o che la nostra comunicazione non si capisce.
Bobby, davanti all'ultimo fondo della sua pinta a Hackney, me lo ripete sempre: measure twice, cut once. Misura due volte, taglia una.
Questa settimana lascia stare il restyling del sito e la campagna su LinkedIn. Scrivi cinque nomi. Manda cinque inviti da quattro righe. Offriti cinque caffè in cinque uffici, o chiama cinque persone su Teams. Ascolta senza provare a vendere. Cinque è il minimo per cominciare, poi continui finché i temi si ripetono.
Parla con cinque clienti prima di spendere un euro. Berto non mi ha insegnato niente di nuovo sul suo lavoro: mi ha insegnato quanto poco ne sapevo io.
Fonti
Ogni dato, caso o norma citati nell'articolo, nell'ordine in cui compaiono. Dove le fonti divergono, la divergenza è dichiarata nel testo.
- Profili dei clienti, Jobs to Be Done e il caso del condominio (Christensen, Hall, Dillon, Duncan, 2016) L'articolo di Harvard Business Review è a pagamento: la pagina pubblica mostra solo il riassunto, da cui è tratto l'argomento sui profili. I dettagli del caso del condominio (il tavolo da pranzo, il trasloco, il deposito, la stanza per ordinare le cose) vengono da una dispensa didattica che lo riprende; il testo originale non è stato verificato, per questo l'articolo non riporta cifre né citazioni dirette.
- New Coke (1985): test di assaggio e ritiro dopo 79 giorni Dati e spiegazione riportati da entrambe le testate come dichiarazioni della Coca-Cola Company.
- Intuit, «Follow Me Home»
- Il milkshake di McDonald's (racconto di Clayton Christensen) Racconto riportato dalla stampa: i dettagli cambiano da una versione all'altra e qui sono tenuti solo quelli concordi.
- Quanti utenti o interviste servono
- Nielsen Norman Group, Why You Only Need to Test with 5 Users (2000)
- Guest, Bunce e Johnson, How Many Interviews Are Enough?, Field Methods 18(1), 2006
- Airbnb a New York (2009) Le fonti divergono sui tempi del raddoppio del ricavo: una settimana per First Round, un mese per Fast Company.
- Tropicana, confezione del 2009 Cifre di vendita 1° gennaio–22 febbraio 2009 da Ad Age/IRI.
- Privacy: informativa, base giuridica, responsabile del trattamento L'ICO segnala che la guida è in revisione dopo il Data (Use and Access) Act.
- Le tre regole dell'intervista (Rob Fitzpatrick, The Mom Test, 2013)
- Analisi tematica (Braun e Clarke, 2006)
- LEGO Friends (2012) Le fonti divergono sul numero di partecipanti: oltre 3.500 per la stampa del 2012, 4.500 per Wikipedia.
- Tesco Fresh & Easy negli Stati Uniti (2007–2013) La lettura sulle decisioni condizionate dalla situazione di Tesco è dell'analisi di Perishable Pundit, non un fatto accertato.
- Dove, «The Real Truth About Beauty» (2004) e la contraddizione con Axe
- Fiat Mio (Fiat Brasile, 2009–2010) Più di 17.000 partecipanti da 160 paesi; le idee sono oltre 10.000 per alcune fonti e 11.000 per altre.
Domande frequenti
Che cos'è un'intervista ai clienti e a cosa serve?
È una conversazione individuale di 30–45 minuti, con una traccia ma senza questionario, in cui chiedi a un cliente di ricostruire una decisione reale: l'ultima volta che ha scelto un fornitore, cambiato strumento, rifiutato un preventivo. Serve a capire perché le persone scelgono come scelgono, e a raccogliere le parole che usano per descrivere il loro problema. Non produce percentuali: produce ipotesi e temi da verificare.
Quante interviste ai clienti servono?
Per cominciare cinque, scelte con criterio: due clienti recenti, uno perso, uno che ha scelto un concorrente, uno che non ti ha mai considerato. Cinque è un primo giro, non un punto di arrivo. Poi si prosegue finché le nuove interviste non producono temi nuovi: in uno studio di Guest, Bunce e Johnson (2006), su un campione omogeneo, i temi si sono saturati entro dodici interviste, con gli elementi di base già a sei. Il «cinque utenti» di Nielsen vale per i test di usabilità, non per le interviste.
Qual è la differenza tra intervista, sondaggio e focus group?
L'intervista in profondità risponde a «perché è successo» e non ha validità statistica. Il sondaggio risponde a «quanti» e «quanto spesso», ma non scopre ciò che non sai chiedere. Il focus group osserva la reazione di un gruppo, con il rischio che chi parla di più orienti gli altri. L'osservazione sul campo, come il «Follow Me Home» di Intuit, mostra cosa fa davvero una persona. Di solito si parte dalle interviste e si misura con un sondaggio.
Quanto tempo e quanto costa fare interviste ai clienti?
Il costo principale è il tempo: cinque conversazioni da 30–45 minuti, gli appunti completati entro 24 ore e una sessione di codifica. Non servono software dedicati: bastano un registratore, se il cliente è d'accordo, e una parete con dei post-it. Se usi un servizio di trascrizione di terzi, aggiungi il contratto con il fornitore richiesto dal GDPR.
Posso registrare un'intervista ai clienti?
Sì, ma una registrazione è un trattamento di dati personali. Prima di premere «registra» serve un'informativa (art. 13 GDPR) con titolare, finalità, base giuridica, tempo di conservazione, diritti dell'interessato e diritto di reclamo, e va scelta una base giuridica tra quelle dell'art. 6. Il «sì, parliamo» e l'autorizzazione alla registrazione sono due cose diverse. Nel Regno Unito valgono UK GDPR e Data Protection Act 2018, con l'ICO come autorità. Questa risposta non sostituisce il parere di un consulente o di un DPO.
Quando NON conviene fare interviste ai clienti?
Quando ti serve un numero: quanti clienti vogliono una cosa si misura con un sondaggio o con i dati. Quando vuoi un'opinione su un'idea ipotetica: i pareri sul futuro valgono poco, meglio chiedere episodi passati. Quando puoi osservare il comportamento direttamente. E quando hai già deciso e cerchi solo conferme: il caso Tesco negli Stati Uniti mostra che la ricerca fatta per confermare una scelta già presa non basta.
Come si analizzano le interviste senza software?
Entro 24 ore completa gli appunti con le frasi testuali del cliente. Assegna un'etichetta, detta codice, a ogni frase significativa e raggruppa i codici in temi: è l'analisi tematica descritta da Braun e Clarke nel 2006. Poi costruisci una matrice con i clienti da una parte e i temi dall'altra e conta quanti hanno sollevato ciascun tema. Una parete di post-it, un colore per cliente, è sufficiente.
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