Contratto di agenzia: 12 domande prima di firmare
Metà ottobre 2026, un pomeriggio di pioggia a Londra. Dalla finestra al secondo piano di Fergusson House, al 124 di City Road, vedo la rotatoria di Old Street ridotta a un fiume di ombrelli neri e autobus rossi che avanzano a passo d'uomo verso Shoreditch. Nella stanza c'è odore di carta appena uscita dalla stampante e di caffè lungo, ormai tiepido, nella tazza spessa. Sul tavolo di noce chiaro ci sono otto pagine stampate fronte e retro. È il contratto standard della mia agenzia, Insight ADV Ltd.
Dall'altra parte della scrivania un consulente legale britannico tiene in mano una penna a sfera rossa. Sul portatile, accanto a me, un avvocato italiano ci segue in videochiamata, con la voce che arriva un secondo in ritardo. Il consulente fa scorrere la punta sull'art. 3, poi sull'art. 8.1, batte due colpi secchi sulla carta e alza lo sguardo.
«Umberto, qui la disdetta va fatta con raccomandata o PEC almeno un mese prima. Più avanti diventano quattro settimane, e solo raccomandata. E poi: la PEC, a Londra, non esiste. Un tuo cliente inglese che cosa dovrebbe mandarti?»
Dal portatile arriva l'altra voce, più pacata: «E quando scrivi che per il resto vale la legge italiana, sai che cosa comporta per le clausole onerose?»
Silenzio. Dieci secondi, forse. Ho guardato quei fogli con la sensazione di chi scopre una crepa nel muro maestro di casa propria. Quel contratto l'avevo montato io, pezzo dopo pezzo, negli anni: clausole prese da vecchi contratti grafici italiani, rinvii alla legge inglese sul diritto d'autore, formule difensive contro i clienti che non pagano, definizioni di servizio stratificate nel tempo. Un ibrido rassicurante, all'apparenza. Fragile dove contava.
Dichiaro subito il mio conflitto d'interessi. Dirigo un'agenzia, vivo tra Caserta e Napoli e lavoro regolarmente a Londra. Il testo che metto sul tavolo in questo articolo porta il mio nome e il logo della mia azienda. In queste settimane lo sto riscrivendo con il supporto di esperti, e mi sono accorto che un articolo sui contratti di agenzia poteva servire ai lettori e anche a me, per chiarirmi le idee. Un errore dichiarato vale più di mille casi di successo confezionati per l'autopromozione.
Ecco la tesi, e la difendo fino all'ultima riga. Un contratto di agenzia non protegge chi firma se lascia aperte tre questioni: che cosa ricevo e come decidiamo cosa misurare; di chi sono file, codici e accessi quando il rapporto finisce; come si esce, e con quali date esatte. Non servono gli stessi strumenti per ogni modello: un incarico a progetto per un logo non è una partnership a canone mensile. Ma il contratto deve dire come queste tre cose si decidono. Il mio lo diceva a metà.
Troverai tre cose: dodici domande da fare a qualsiasi fornitore, un metodo per leggere una bozza in 45 minuti, e il mio contratto smontato clausola per clausola, con quello che sto cambiando e quello che invece tengo. Una precisazione: dove leggi «caso tipo», l'episodio è costruito per spiegare. Dove trovi un nome, una data e una fonte, è reale.
Non è consulenza legale. Sono un direttore creativo, non un avvocato. Italia e Regno Unito hanno regole diverse e le clausole citate vanno lette con un legale prima di firmare.
Le 12 domande in breve
- Perimetro: che cosa include il canone e che cosa è extra?
- Rimborsi: quali spese, con quale ricarico e con quale tetto?
- Tempi: chi decide le scadenze e quanto costa l'urgenza?
- Misura: quali numeri, rispetto a quale punto zero?
- Report: che cosa contiene, ogni quanto, con quale riunione?
- Proprietà: di chi sono logo, sito e file finali?
- Accessi: di chi sono domini, hosting e account?
- Uscita: durata, rinnovo tacito, disdetta, passaggio di consegne.
- Pagamenti: che cosa succede se qualcuno ritarda, da una parte o dall'altra?
- Responsabilità: chi risponde se qualcosa va storto?
- Dati: chi tocca i dati dei tuoi clienti?
- Persone: chi lavora davvero sul tuo conto?
Che cosa stai comprando: ore, risultati o accesso?
Quando compri comunicazione non stai ritirando un pallet di barre di acciaio da pesare sulla bilancia. Se vai nella bottega di un falegname di Caserta e gli chiedi di piallare una tavola di rovere e un asse di pioppo, vedi subito che non usa la stessa pialla né gli stessi tempi. Il rovere è duro, oppone resistenza alla lama e pretende passate brevi. Il pioppo è tenero: se la lama è troppo affilata o l'aria è umida, la superficie si strappa invece di lucidarsi. Pretendere di pagare una trasformazione di marca come si paga un lavoro a cottimo produce solo fatture contestate.
Sul mercato convivono quattro modelli di compenso. Prima di firmare devi sapere in quale ti trovi.
| Modello | Cosa paghi | Rischio per chi compra | Quando conviene | Da pretendere nel testo |
|---|---|---|---|---|
| A progetto | Un lavoro con inizio e fine | Il perimetro sfugge: ogni variante diventa un extra | Sito, logo, un servizio fotografico | Revisioni incluse, data di consegna |
| A canone (retainer o fee) | La disponibilità di competenze e tempo | Pagare per ore o attività non sfruttate | Presenza continuativa su più canali | Cosa è incluso, cosa no, cosa succede alle ore non usate |
| A commissione | Una percentuale sulla spesa media | L'agenzia ha interesse a farti spendere di più | Pianificazione media di grandi budget | Ricarichi dichiarati, diritto di verifica |
| A risultato | Un compenso legato a un esito | Metriche manipolabili, scorciatoie dannose | Flussi già misurati da mesi | Punto zero scritto, definizione precisa dell'esito |
Il mio contratto è un canone annuale pagato in rate mensili (art. 5.1), calcolato sul tempo prevedibilmente necessario in orario normale (art. 5.3). Spese vive, produzioni foto e video, spazi pubblicitari e urgenze stanno fuori dalla rata. È un contratto a perimetro aperto, a servizio completo: con la stessa fee il cliente può chiedere un nuovo marchio per un nuovo prodotto, un nuovo materiale commerciale, una nuova sezione del sito. L'idea è un ufficio marketing esterno che affianca l'imprenditore ogni giorno.
Il perimetro aperto è un vantaggio solo se il testo spiega come si decide chi passa per primo. Se il cliente chiede nella stessa settimana un catalogo da duecento pagine, tre landing page per una fiera e una campagna social, qualcuno deve scegliere. Se il contratto tace, il cliente pensa che l'agenzia vada piano e l'agenzia si sente sommersa. Il canone diventa un generatore di attriti.
Nel Regno Unito il tema è codificato da tempo: nel 2015 ISBA (l'associazione degli inserzionisti britannici) e IPA (quella delle agenzie) hanno pubblicato i contratti tipo Retainer Plus e Project Plus, pensati per i loro membri. Non li ho letti per intero e non ne cito il contenuto: li cito perché dimostrano che un canone e un progetto hanno bisogno di contratti diversi.
E c'è il lato di chi paga. Un report pubblicato da Whito nell'aprile 2026 mette tra gli sprechi dei piccoli imprenditori britannici i retainer da dodici mesi senza risultati chiari. Dico opinione, non statistica: è l'analisi di un editore di ricerche, non un censimento. Ma dice una cosa vera. Se non capisci che cosa compri ogni trenta giorni, finisci per pagare l'esistenza dell'agenzia. Del preventivo che precede il contratto ho già scritto: Non è un documento: è il tuo venditore silenzioso. Qui parliamo di quello che firmi dopo.
Le dodici domande
Per ogni domanda trovi la clausola del mio contratto, la domanda da fare, cosa scrivere nel testo, il segnale d'allarme e un esempio.
1. Che cosa include il canone e che cosa no?
Il mio contratto. L'art. 4.1 elenca i servizi base (consulenza, ricerca, progettazione, creatività, controllo qualità, coordinamento). L'art. 4.2 i servizi accessori compresi nella fee (marchi, corporate identity, cataloghi, sviluppo web, manutenzione ordinaria, content marketing, newsletter, copywriting). L'art. 4.3 esclude stampa, spazi pubblicitari, domini, hosting, servizi fotografici e riprese video: restano extra.
Come lo gestisco nella pratica. Ogni costo fuori dalla fee passa prima da un preventivo al cliente, che può sempre scegliere un proprio fornitore. Per foto e video, che nel contratto sono extra, la prassi è diversa: quando li realizzo io (o un mio dipendente) senza supporto esterno, rientrano nella fee, entro limiti ragionevoli. Se intervengono collaboratori esterni, il loro costo viene ricaricato. Se le richieste diventano continuative, una o più volte a settimana, o si rimodula la fee o si procede con preventivo e fattura extra. Ma è una mia scelta, non una regola del contratto: per questo sto valutando di metterla per iscritto, in modo che resti anche quando non ci sono io.
La domanda. Quali lavorazioni sono comprese, quali hanno un tetto di volume, quali si pagano a parte?
Cosa scrivere. Niente elenchi generici. Una matrice a tre colonne: servizi inclusi con un tetto (ore o consegne al mese), servizi su richiesta che partono dopo una stima, servizi esclusi con il listino di riferimento. E una riga sulle ore non usate in un mese scarico: si recuperano nel trimestre, o svaniscono il primo del mese dopo?
Segnale d'allarme. «Comunicazione integrata», «supporto continuativo a 360 gradi»: formule che non distinguono scrivere una strategia da produrre un video.
Caso tipo. Bobby, titolare di una distilleria artigianale a Southwark, a due passi dal Borough Market, firma un canone da 2.500 sterline al mese per «gestione della presenza digitale». Due mesi dopo vuole lanciare un gin botanico e chiede uno shooting in distilleria e due video con drone. Arriva un preventivo extra da 3.800 sterline. Bobby cade dalle nuvole: per lui «social» voleva dire ogni contenuto visivo. Con una matrice di perimetro, e con le riprese escluse a chiare lettere (come fa il mio art. 4.3), avrebbe pianificato la spesa senza litigare.
2. Che cosa viene rimborsato, con quale ricarico e con quale tetto?
Il mio contratto. Le spese vive anticipate (spazi pubblicitari, riprese, font, software, licenze fotografiche, viaggi) tornano al cliente a costo più il 15% (artt. 4.3 e 5.4). Il rimborso chilometrico è di 0,3877 euro al km. Le stime di spesa non sono vincolanti (art. 5.6). Il cliente può vedere le fatture dei terzi su richiesta (art. 5.7).
Come lo gestisco nella pratica. Ogni costo non incluso nel contratto viene prima preventivato al cliente, che può anche scegliere un proprio fornitore. L'unica eccezione sono i rinnovi di hosting e domini: li fatturo senza preventivo, ma solo dopo aver verificato che il cliente voglia rinnovare. La prassi, quindi, è più cauta del testo: l'art. 5.6 dice ancora che le stime non sono vincolanti e il preventivo prima della spesa non è un obbligo scritto. Un cliente che non conosce la mia prassi non può invocarla.
La domanda. Quali spese richiedono la mia autorizzazione scritta prima di partire? Quanto ricarica l'agenzia? Posso vedere le fatture dei fornitori?
Cosa scrivere. Il ricarico del 15% è una prassi diffusa: paga il coordinamento, la gestione amministrativa e l'anticipo di cassa. Diventa un problema se non è dichiarato o se non ha un tetto. Fissa una soglia (per esempio 300 euro) sopra la quale serve il tuo via libera via email. E trasforma il diritto di vedere le fatture, che nel mio contratto esiste solo su richiesta, in un allegato obbligatorio a ogni conguaglio.
| Voce | Importo |
|---|---|
| Budget netto di un mese su Google e Meta | 3.000,00 € |
| Ricarico di intermediazione (15%) | 450,00 € |
| Totale fatturato | 3.450,00 € |
| Trasferta di 100 km a 0,3877 €/km | 38,77 € |
Segnale d'allarme. Un canone «onnicomprensivo» per le campagne, che non separa il compenso dell'agenzia dal denaro realmente versato alle piattaforme.
Un caso reale: gli Stati Uniti. Nel giugno 2016 la ANA (l'associazione degli inserzionisti americani) pubblicò un rapporto realizzato da K2 Intelligence sulle pratiche non trasparenti nella compravendita di pubblicità. Parlava di rebate: sconti e bonus di volume che i media riconoscevano alle agenzie, spesso senza che il cliente lo sapesse. L'associazione delle agenzie, la 4A's, contestò il metodo del rapporto, definendolo anonimo e unilaterale. La raccomandazione dell'ANA agli associati fu di rivedere i contratti con le agenzie media.
Un caso reale: il Regno Unito. Nel maggio 2020 ISBA e PwC (la società di revisione) pubblicarono uno studio sulla filiera della pubblicità programmatica, quella comprata da algoritmi. Seguirono il denaro dall'inserzionista all'editore: circa il 15% della spesa finiva in un «unknown delta», una differenza non ricostruibile tra quello che l'inserzionista pagava e quello che si poteva documentare lungo la filiera. La cifra è citata dalla stampa di settore; il rapporto è di ISBA. La lezione per una PMI è pratica: intesta a te gli account pubblicitari e paga le piattaforme con la carta dell'azienda. Così il passaggio opaco, semplicemente, non esiste.
3. Chi decide le scadenze e quanto costa l'urgenza?
Il mio contratto. Le richieste devono arrivare con almeno 5 giorni lavorativi di anticipo (art. 4.4). Fuori da quel termine, o fuori orario (lunedì-venerdì, dalle 10 alle 18), il lavoro è «urgente» e costa il 10% della rata mensile (art. 5.5). Le tempistiche le determina l'agenzia in base al proprio carico (art. 4.4).
La domanda. Entro quanto prendi in carico una richiesta? Chi decide le priorità? Quanto mi costa un lavoro non pianificato?
Cosa scrivere. Con una fee da 1.500 euro, un lavoro urgente costa 150 euro; quattro urgenze nel mese fanno 600. È una regola pensata per scoraggiare l'abitudine di trasformare la disorganizzazione del cliente in emergenza dell'agenzia. Funziona se il testo prevede tre cose: un accordo sui tempi di servizio (SLA, service level agreement: il tempo massimo di presa in carico, per esempio 24 ore lavorative, e di prima bozza, per esempio 5 giorni); l'avviso scritto prima dello scatto della maggiorazione («questo lavoro richiede attività fuori orario e costa il 10% in più: confermi?»); un tetto mensile alle maggiorazioni.
Segnale d'allarme. Date di consegna lasciate alla discrezione dell'agenzia, o «giorno lavorativo» mai definito, con richieste del sabato che diventano contestazioni.
Caso tipo. Berto, che produce infissi in alluminio vicino a Caserta, scopre il giovedì alle 16:45 che il listino per l'incontro commerciale del venerdì alle 9 è da aggiornare. Manda i file e pretende la revisione entro sera. L'agenzia lavora fino alle 21 e a fine mese aggiunge il 10%. Berto protesta: «Avete cambiato sei cifre in mezz'ora e mi fate pagare un extra sull'intera rata?» Se il testo avesse chiesto la conferma scritta prima di attivare la tariffa, Berto avrebbe deciso lui se ne valeva la pena.
4. Quali numeri verranno misurati, da chi, rispetto a quale punto zero?
Il mio contratto. Non ha un elenco di KPI (key performance indicator: gli indicatori che dicono se il lavoro funziona) né obiettivi numerici prefissati. L'art. 8.4, lettera f, dice che l'agenzia non garantisce al cliente introiti sicuri. Metriche e modi di misurarle si concordano di volta in volta, per iscritto, su singole campagne o attività.
La domanda. Quali parametri dicono se il lavoro è efficace, chi estrae e certifica i dati, e rispetto a quale valore di partenza?
Ti dico come la penso. In un contratto a servizio completo, con perimetro aperto, un elenco fisso di KPI sarebbe riduttivo. Quale numero misura un'identità costruita ogni giorno, un logo, un tono di voce? Nessuno. Ma il rischio per chi compra non è l'assenza di un KPI universale. È l'assenza di una regola scritta su come e quando se ne concorda uno. Se esiste solo a voce, il cliente non può richiamarla quando i risultati tardano.
Cosa scrivere. Il contratto si impegna a compilare una scheda di una pagina ogni volta che parte un'attività misurabile: una campagna, un e-commerce, il posizionamento sui motori di ricerca. Eccone una compilata a titolo di esempio:
| Voce | Esempio compilato |
|---|---|
| Servizio / canale | E-commerce aziendale, campagne di ricerca |
| Indicatore | Ordini conclusi e costo per ordine |
| Punto zero | 42 ordini al mese, 18,50 € a ordine |
| Frequenza | Quindicinale, estrazione il 1° e il 15 |
| Accesso ai dati | Google Analytics 4 intestato al cliente, con vista admin |
Gli indicatori giusti dipendono dal canale. Per il sito contano le richieste di contatto reali e la velocità (ne parlo in Core Web Vitals). Per i social, i messaggi e le richieste, non i follower. Per la scheda Google, le chiamate e le richieste di indicazioni (vedi Google Business Profile). Per l'email serve prudenza: le aperture oggi sono alterate dalle protezioni della privacy (Il pixel che ti guarda leggere). Si misura dove si può misurare. Dove non si può, lo si dice.
I numeri sulle PMI dicono che il problema è diffuso. Secondo lo State of European Business 2026 di Register.it e iubenda, ripreso da 01net il 22 giugno 2026, in un quadro in cui l'Italia è tra i Paesi più maturi nella misurazione digitale, appena il 16,6% delle imprese monitora accuratamente le conversioni online (l'articolo non riporta il campione). Nel Regno Unito il Nettl Pulse 2026, su 223 imprese, dice che il 22,7% non misura le performance di marketing in modo costante. Il suggerimento a costo zero del rapporto è semplice: chiedi a ogni nuovo cliente «come ci hai conosciuto?» e annotalo. È il principio del cruscotto che Berto non guarda mai.
Segnale d'allarme. «Crescita del fatturato garantita al 50%» da una parte. Dall'altra, un canone senza nessun punto zero.
Un caso reale: Uber. All'inizio di gennaio 2021 Kevin Frisch, ex responsabile del performance marketing di Uber, raccontò nel podcast Marketing Today di aver tagliato una parte della spesa pubblicitaria digitale per acquisire installazioni dell'app. Le installazioni non calarono in modo rilevabile: molte di quelle attribuite ai canali a pagamento erano in realtà organiche. Uber ha poi avviato cause contro operatori del settore per inventario fraudolento. Le cifre riportate dalla stampa divergono, quindi non le cito. Se un'azienda con analisti interni cade in metriche distorte, una PMI deve pretendere che i dati di conversione siano verificabili alla fonte, non mediati dal report di chi ha interesse a farti rinnovare.
5. Che cosa deve contenere il report, ogni quanto, con quale riunione?
Il mio contratto. Non prevede un report standard con cadenza fissa. L'andamento si comunica su richiesta o nelle riunioni convocate per singoli progetti. Prevede però una verifica ogni sei mesi: la fee si basa su una stima delle attività al momento della firma, e la verifica serve a controllare se quella stima regge.
La domanda. Ogni quanto ricevo un rendiconto scritto, quali capitoli deve avere, quando si fa la riunione di verifica?
Cosa scrivere. In un contratto aperto il rendiconto non può essere una raffica di schermate esportate. Un report minimo ha cinque voci, da consegnare entro il decimo giorno lavorativo del mese dopo:
| Sezione | Contenuto minimo |
|---|---|
| Fatto | Attività completate nel mese, rispetto al perimetro |
| Misurato | Indicatori delle schede attività, con punto zero e scostamento |
| Speso | Ore, spese rimborsabili e budget media impiegato |
| Deciso | Scelte autorizzate dal cliente e approvazioni in sospeso |
| Prossimi 30 giorni | Calendario, scadenze, criticità |
Aggiungi una verifica mensile di almeno 45 minuti, in sede o in videochiamata, con un verbale breve firmato da entrambi.
Segnale d'allarme. Report di sole impression e follower, oppure report che arrivano solo quando c'è un problema o quando si avvicina il rinnovo.
Caso tipo. Una startup di software a Shoreditch riceve ogni primo del mese un PDF di venticinque pagine, pieno di grafici a torta e di «crescita della reach organica». Dopo sei mesi e 5.000 sterline al mese l'amministratore delegato si accorge che le demo prenotate dal sito sono scese del 12%. Il report era impeccabile e costruito per disperdere l'attenzione. Un report utile è breve e lega le attività ai risultati economici.
6. Di chi sono logo, sito e file finiti?
Questo è il punto più delicato e quello su cui la mia posizione è chiara.
Il mio contratto. La proprietà intellettuale delle opere, loghi compresi, resta all'agenzia (artt. 8.3 e 8.3.2). Il cliente riceve una licenza d'uso esclusiva e senza limiti di tempo (art. 8.3.4) al saldo di tutti i compensi (art. 8.3.1). Non può modificare le opere né darle in sublicenza senza autorizzazione scritta dell'agenzia. I materiali originali si conservano per 2 anni dopo la fine del contratto, poi possono essere distrutti (art. 8.3.2). Il cliente mantiene i crediti dell'agenzia e consegna 10 copie dei lavori stampati (art. 8.3.5). Gli accessi di amministratore a siti e piattaforme vengono consegnati e, su richiesta, anche quelli di super amministratore; con la consegna delle credenziali cessa ogni forma di supporto sull'applicazione o sul sito.
La domanda. Quando il rapporto finisce, quali file ricevo, che cosa posso farci io, che cosa può farci un altro professionista?
Questo modello (proprietà a chi crea, uso illimitato al cliente) non è una scorrettezza. Tutela il lavoro intellettuale ed evita che un cliente paghi uno studio a prezzo contenuto per poi rivenderlo. Il Regno Unito lo prevede: la sezione 90 del Copyright, Designs and Patents Act 1988 dice che la cessione del diritto d'autore non ha effetto se non è scritta e firmata dal cedente. In Italia l'art. 110 della legge 633 del 1941 chiede che la trasmissione dei diritti sia provata per iscritto. In entrambi i casi quello che conta è cosa c'è scritto.
E qui, nel mio testo, c'erano due zone d'ombra che sto sistemando:
- Il divieto di modifica. «Non modificare in alcuna parte» significa, alla lettera, che il cliente che cambia agenzia non può aggiornare il proprio logo, ritoccare un listino o adattare un packaging con un altro grafico. La licenza è piena sulla carta e stretta nella pratica.
- I file. Il cliente non riceve i file sorgente di lavorazione (quelli a livelli, le librerie, i progetti), ed è una scelta che difendo. Ma il contratto non dice con chiarezza quali file finali gli spettano: per esempio il logo in formato vettoriale (SVG, EPS a curve, PDF master), senza il quale ogni intervento successivo richiede di ricostruire il marchio da zero.
La direzione su cui sto lavorando, e che resta un'ipotesi di lavoro da verificare con i legali, mantiene proprietà all'agenzia e licenza esclusiva senza limiti di tempo, ma la mette per iscritto fino in fondo: elenco dei file finali consegnati al saldo; chiarezza su che cosa significa «modificare» e su chi può farlo per uso interno del cliente; paternità e crediti dell'agenzia che restano. Un modello a licenza regge se il giorno dell'uscita il cliente sa con precisione che cosa può fare.
Cosa pretendere, come cliente. Una licenza che non finisca con il contratto (attenzione alla formula «valida per la durata del presente accordo»: se smetti di pagare il canone dopo tre anni, perdi il diritto di usare il tuo marchio e il tuo packaging), esclusiva, per tutti gli usi dell'attività, con l'indicazione dei file consegnati e la possibilità di farli adattare da terzi per uso interno.
Un caso reale: Dr. Martens. In Griggs Group Ltd v Evans ([2005] EWCA Civ 11) la Court of Appeal inglese decise nel 2005 una causa sul logo «AirWair» di Dr. Martens. Il logo era stato disegnato nel 1988 da Ross Evans, un grafico freelance incaricato da un'agenzia e pagato circa 15 sterline l'ora, senza una cessione scritta del diritto d'autore. Anni dopo Evans cedette i diritti a una società australiana. La Corte riconobbe al gruppo Griggs la titolarità effettiva del diritto, anche se quella formale era finita a un terzo. Una questione nata nel 1988 si chiuse dopo quasi diciassette anni. Il giudice risolse a favore del committente, ma non è una strategia: la lezione è scrivere chi possiede che cosa prima di cominciare.
7. Di chi sono domini, hosting, profili e account pubblicitari?
Il mio contratto. Tra gli extra ci sono acquisto e registrazione di domini, hosting, server e componenti software (artt. 4.3 e 5.4), che l'agenzia acquista per conto del cliente e riaddebita con il 15%. Nella pratica i rinnovi di hosting e domini li fatturo senza preventivo, ma solo dopo aver chiesto al cliente se vuole rinnovare. I domini registrati dalla Insight ADV sono sempre intestati al cliente.
La domanda. I domini, i server, gli account di analisi e i business manager pubblicitari sono intestati all'azienda? Ho i privilegi di amministratore fin dal primo giorno?
Cosa scrivere. Dominio, hosting e certificati intestati al cliente, con i suoi dati. Gli account Meta, Google Ads e TikTok creati dentro l'infrastruttura del cliente, con l'agenzia come «partner esterno». Le credenziali principali in un gestore di password condiviso. E nessuna facoltà per l'agenzia di trattenere password o codici di trasferimento del dominio come leva in una contestazione contabile.
Segnale d'allarme. «Apriamo noi l'account sul nostro server, così usate le nostre convenzioni; non serve che vi complichiate la vita.»
Caso tipo. Berto interrompe dopo quattro anni il rapporto con l'agenzia per internalizzare le vendite online. Il nuovo responsabile informatico scopre che il dominio .it è intestato al titolare dell'agenzia, che il database dei clienti sta su un cloud gestito dall'agenzia e che l'account pubblicitario con anni di storico è nel centro clienti dell'agenzia. Per riavere tutto serve una trattativa di tre mesi, con vendite perse. Trattenere le credenziali equivale a tenere le chiavi dell'azienda in una tasca altrui.
8. Come si esce: durata, rinnovo tacito, disdetta, consegna
Il mio contratto. L'art. 3 fissa una durata annuale con rinnovo tacito, salvo disdetta con raccomandata A/R o PEC «almeno un mese prima». L'art. 8.1 dice invece «almeno 4 settimane prima», solo raccomandata A/R. L'art. 8.2 prevede la risoluzione di diritto: l'agenzia può interrompere i servizi senza preavviso se la fattura non è pagata entro 15 giorni.
La domanda. Con quali termini e strumenti recedo ed evito il rinnovo? E come avviene il passaggio di consegne al nuovo fornitore?
Il difetto. Due articoli sullo stesso punto, con parole diverse: è un contenzioso in attesa. Quattro settimane sono 28 giorni; un mese va da 28 a 31. Su un contratto che scade il 31 dicembre 2027, «un mese prima» è il 30 novembre, «quattro settimane prima» è il 3 dicembre. Una disdetta che arriva a 29 giorni dalla scadenza vale per una clausola e decade per l'altra. Chi decide quale prevale? Un giudice.
| Scadenza naturale: 31 dicembre 2027 | Ultimo giorno utile per la disdetta |
|---|---|
| Art. 3 (almeno un mese prima) | 30 novembre |
| Art. 8.1 (almeno 4 settimane prima) | 3 dicembre |
| Esempio di termine unico a 60 giorni di calendario | 1° novembre |
Poi c'è un dettaglio che il consulente britannico ha notato in tre secondi. In Italia la PEC (posta elettronica certificata) è un sistema istituzionale: gestori accreditati e ricevute di consegna con valore legale. Nel Regno Unito non esiste niente di equivalente.
Come funziona, allora? Funziona per contratto. La clausola sulle comunicazioni formali (notices clause) dice come, dove e a chi si manda una comunicazione e da quando si considera ricevuta. I mezzi che compaiono di solito sono la consegna a mano, la posta con prova di consegna, il corriere se la clausola lo prevede e l'email, se le parti l'hanno accettata. Con l'email vale quello che scrivi: indirizzi esatti, momento in cui il messaggio si considera ricevuto, quale prova vale. Una comunicazione che non rispetta la clausola può risultare invalida, anche se l'intenzione era chiara. Gli esempi di giurisprudenza che ho trovato sono scozzesi: la regola pratica (segui la clausola, e non aspettarti che il giudice ripari) va confermata con un avvocato inglese.
Per avere una prova di invio e consegna esistono servizi commerciali di posta elettronica registrata, come RMail. Producono una ricevuta con data e ora e una copia firmata del messaggio, e il destinatario non ha bisogno di un account. Ma la ricevuta dà una prova, non un valore di legge: conta solo se il contratto la riconosce. Un testo che ammette «la PEC» e basta non serve a un cliente di Manchester.
Il quadro cambia con la legge applicabile:
- Italia. L'art. 1341, secondo comma, del Codice civile elenca le clausole (tra le altre: limitazioni di responsabilità, recesso, sospensione dell'esecuzione, tacita proroga o rinnovo, clausole compromissorie, deroghe alla competenza giudiziaria) che non hanno effetto se non sono approvate specificamente per iscritto. Il mio contratto è firmato in ogni pagina. Se questo basti è una domanda per un avvocato italiano, e la prassi più prudente è una seconda sottoscrizione che elenchi le clausole.
- Regno Unito. Nei contratti tra imprese non c'è questo formalismo. Le clausole che limitano la responsabilità sono soggette al test di ragionevolezza dello Unfair Contract Terms Act 1977.
Cosa scrivere. Un termine unico, in giorni di calendario (per esempio 60). Una clausola sulle comunicazioni formali valida per i due Paesi: indirizzi esatti, mezzi ammessi, momento in cui la comunicazione si considera ricevuta, prova che vale. Un esempio di calcolo nel testo. E tre cose in uscita: un periodo di passaggio di consegne con l'agenzia che collabora con il subentrante, a tariffa oraria, trasferendo archivi, credenziali e documentazione; un periodo di sanatoria prima della sospensione (una diffida scritta con almeno 10 giorni lavorativi, prima di spegnere un sito per una fattura in ritardo); nessuna penale pari all'intero importo delle rate future.
Segnale d'allarme. Preavvisi di sei mesi abbinati a rinnovi automatici di altri dodici. E la regola pratica che do a tutti: segna in agenda la scadenza della disdetta con 60 giorni di anticipo.
Caso tipo. Bobby, a Manchester, a novembre si vede rinnovare il contratto per il 2027: dodici rate da 2.100 sterline, 25.200 in tutto. Mostra l'email di fine ottobre in cui scriveva all'account manager di non voler proseguire. L'agenzia risponde con la clausola: raccomandata con ricevuta di ritorno, almeno 60 giorni prima. Un'intenzione chiara diventa una controversia da venticinquemila sterline per una questione di forma.
9. Che cosa succede se i pagamenti ritardano?
Il mio contratto. Le fatture si pagano entro 15 giorni (art. 5.2). Per i pagamenti scaduti, il 5.8 applica una penale dell'8% più gli interessi previsti dalla legge britannica del 1998 sui ritardi nei pagamenti commerciali. L'art. 8.8 stabilisce che per quanto non regolato «si applicherà la legge italiana» e che per ogni controversia sarà competente in via esclusiva «il Foro della sede dell'Agenzia».
La domanda. Quali interessi e penali scattano se ritardo? E se è l'agenzia a ritardare le consegne, ho un credito? Quale legge regola il tutto?
Qui il mio testo faceva più confusione di quanta ne vedessi. Il 5.8 cita la legge inglese con un titolo impreciso: si chiama Late Payment of Commercial Debts (Interest) Act 1998. Prevede un interesse di 8 punti sopra il tasso base della Bank of England e una somma fissa di recupero crediti: 40 sterline per debiti fino a 999, 70 fino a 9.999, 100 oltre. In Italia la materia è nel D.Lgs. 231 del 2002: termini ordinari di 30 giorni e interessi pari al tasso di riferimento più 8 punti. L'art. 8.8, invece, richiama la legge italiana per il resto e un foro, quello della sede dell'agenzia, che è a Londra. E il suo titolo è «clausola compromissoria per l'arbitrato», ma il testo non parla di arbitrato: stabilisce il foro. Un titolo che promette una cosa e un testo che ne dice un'altra, nello stesso articolo.
Cosa scrivere. Due correzioni. Reciprocità: se il cliente paga una penale per i ritardi, il contratto prevede un credito operativo a suo favore quando l'agenzia manca le scadenze concordate. E una sola legge e un solo foro. Con una società inglese e sede a Londra la mia lettura è che debba valere il diritto inglese, ma lo dico come direzione di lavoro e non come parere: lo confermo con i legali, soprattutto per i clienti italiani.
Segnale d'allarme. Penali di mora superiori ai limiti di legge, o sospensione dei servizi per pochi giorni di ritardo con trattenimento dei materiali già prodotti.
Caso tipo. Un'azienda di Portici firma con una società estera. Per un disguido bancario la fattura mensile arriva con 18 giorni di ritardo. L'agenzia blocca l'accesso al pannello dell'e-commerce e applica l'8% sulla rata. Per contestare la sospensione l'imprenditore scopre di dover agire davanti alla High Court of Justice di Londra, con spese sproporzionate rispetto alla somma. Scegliere legge e foro non è una clausola di rito: decide chi può difendersi davvero.
10. Chi risponde se qualcosa va storto?
Il mio contratto. Il cliente garantisce e tiene indenne l'agenzia per i materiali che fornisce (art. 6, lettera b). Una volta acquisiti i diritti, si assume i rischi e le responsabilità civili e penali sull'uso del progetto (art. 8.3.1). L'art. 8.4 esclude la responsabilità dell'agenzia per controversie legali, sanzioni amministrative, danni indiretti, perdite di profitto, danni di immagine (lettera c), forza maggiore (d) e interventi tecnici del cliente (g). Se una limitazione viene annullata, il risarcimento non può superare il prezzo di listino del servizio (lettera h).
La domanda. Fino a quale importo risponde l'agenzia di un errore professionale grave? Ha un'assicurazione? Come si ripartiscono le responsabilità su quello che pubblica a nome mio?
Oggi la responsabilità nella comunicazione è concreta. Chi usa immagini o testi generati con l'IA deve chiarire chi risponde delle violazioni (Fatto con l'IA). Chi lavora con i creator deve sapere chi controlla la trasparenza pubblicitaria (L'influencer di quartiere ora ha un contratto). Chi scrive claim ambientali rischia sanzioni (27 settembre: l'etichetta verde diventa un reato).
Cosa scrivere. Una manleva reciproca: l'azienda risponde della veridicità delle informazioni sui propri prodotti; l'agenzia risponde delle violazioni di copyright e di marchi altrui in quello che crea di sua iniziativa. Il riferimento alla polizza di responsabilità professionale (professional indemnity insurance), con compagnia e massimale. E un tetto che non sia il listino del singolo servizio: valuto di agganciarlo al valore annuale della fee. Nel diritto italiano l'art. 1229 del Codice civile dichiara nulla la limitazione preventiva della responsabilità per dolo o colpa grave; nel Regno Unito l'irragionevolezza di un tetto può farlo cadere sotto l'UCTA. In entrambi i casi un tetto troppo basso rischia di non reggere. Va verificato con un legale.
Segnale d'allarme. Formulari che escludono ogni responsabilità anche per colpa manifesta, come un'immagine scaricata dal web senza licenza.
Caso tipo. Un'agenzia disegna l'etichetta di un nuovo olio extravergine campano. Sul packaging finiscono un claim non autorizzato e un'illustrazione trovata su un motore di ricerca, di un illustratore francese. L'autorità di controllo contesta l'etichetta, l'illustratore chiede un risarcimento. Con un'esclusione totale e un tetto al prezzo di listino, l'imprenditore resta solo con il danno di una negligenza non sua.
11. Chi tocca i dati dei tuoi clienti?
Il mio contratto. L'art. 8.9 cita il Regolamento UE 679 del 2016 (il GDPR, la norma europea sulla protezione dei dati) e qualifica Insight Adv Ltd come titolare del trattamento per i soli dati di contatto scambiati tra le parti.
La domanda. Se l'agenzia entra nel mio database, gestisce la newsletter o programma campagne di raccolta contatti, c'è una nomina scritta a responsabile del trattamento (DPA, data processing agreement) ai sensi dell'art. 28?
Qui il mio testo fotografa una lacuna diffusa: tratta la privacy come se tra agenzia e cliente passassero solo fatture e indirizzi email dei referenti. Ma l'art. 4.2 include tra i servizi CRM (l'archivio clienti), newsletter, direct marketing e automazione. Quando li configuro, maneggio nomi, email, storico degli acquisti dei clienti finali dell'azienda. In quel ruolo non sono titolare autonomo: sono un responsabile del trattamento.
Cosa scrivere. Un'appendice DPA con le categorie di dati e le finalità autorizzate; le misure di sicurezza (cifratura, autenticazione a due fattori, permessi controllati); l'elenco dei sub-responsabili (piattaforme di email, hosting, fornitori terzi); la restituzione o cancellazione certificata dei dati a fine contratto. Il quadro vale sia per il GDPR europeo sia per il suo equivalente britannico: per un'agenzia con sede a Londra e clienti in Italia, la parte privacy va riletta con un consulente specializzato. Se vuoi un esempio concreto di cosa significa gestire un archivio clienti, leggi WhatsApp Business nel 2026.
Segnale d'allarme. Nessuna nomina scritta in contratti che prevedono la gestione operativa di CRM, mailing list o pixel pubblicitari.
Caso tipo. Un'agenzia londinese cura vendite online e promozione di un caseificio di mozzarella di bufala nel casertano. Un collaboratore junior esporta il database di cinquantamila clienti su un foglio non cifrato, su un portatile personale che poi si perde. Senza un accordo che documenti le istruzioni date al fornitore, l'azienda dovrà rispondere davanti all'autorità per la protezione dei dati anche della scelta e del controllo di chi trattava i dati per suo conto.
12. Chi lavora davvero sul tuo conto?
Il mio contratto. L'agenzia può avvalersi di collaboratori e fornitori esterni per testi, fotografie, illustrazioni e lavorazioni specializzate, informandone il cliente (art. 8.3.3). La riservatezza vale solo se il cliente l'ha comunicata per iscritto (art. 8.5). L'agenzia può citare cliente e progetto nel proprio portfolio (art. 8.3.5).
La domanda. Quali professionisti seguiranno il lavoro quotidiano? Con quale preavviso mi dite se cambiano? Lavorate per concorrenti diretti?
Cosa scrivere. Nel nostro settore esiste il pitch team: ti convince la riunione col direttore creativo, poi l'esecuzione passa a chi non hai mai visto. Il contratto dovrebbe nominare le figure chiave, impegnarsi a un preavviso di almeno 15 giorni se cambiano con un periodo di affiancamento non fatturato, prevedere un'esclusiva merceologica per concorrenti nello stesso territorio, rendere riservato per sua natura ogni dato commerciale scambiato (senza costringere il cliente a farne richiesta scritta ogni volta) e subordinare l'uso nel portfolio all'approvazione del cliente, soprattutto per lanci non ancora pubblici.
Segnale d'allarme. Subappalto libero e agenzia che segue due concorrenti diretti, sostenendo che «i team creativi sono separati».
Caso tipo. Berto affida a un'agenzia il riposizionamento dei suoi serramenti di design dopo aver concordato la linea con il direttore. Due mesi dopo trova nei testi errori grossolani sulle proprietà termiche dei profilati. Scopre che li ha scritti un copywriter freelance che non ha mai visto una linea di verniciatura a polvere, e che la stessa agenzia segue un concorrente a meno di venti chilometri. Senza una clausola sulle figure chiave e sull'esclusiva, non ha nessun appiglio.
3. Il mio contratto mentre lo riscrivo: cosa tengo, cosa cambio
Rileggere il proprio testo con gli occhi di chi compra è un esercizio che richiede onestà. Non dico che il mio contratto fosse scorretto: conteneva le impostazioni consuete dei formulari grafici e pubblicitari. Dico che, rilette dall'altra parte del tavolo, alcune righe mi hanno fatto fare una domanda. Questo è il quadro dei lavori in corso. Le soluzioni sono direzioni di lavoro, non testi definitivi.
| Tema | Cosa dice oggi | Il problema | Dove sto andando |
|---|---|---|---|
| KPI e report (artt. 4, 7) | Nessun indicatore fisso; metriche concordate su attività specifiche e verifica semestrale | Manca la regola scritta su come si concordano | Tengo il perimetro aperto e aggiungo la scheda attività e una verifica periodica con verbale |
| Disdetta (artt. 3 e 8.1) | «Un mese» con PEC o raccomandata; «4 settimane» solo raccomandata | Due termini e due mezzi per lo stesso istituto; la PEC è uno strumento italiano e un cliente britannico non può usarla | Una sola clausola, con termine in giorni di calendario; una clausola sulle comunicazioni formali valida per i due Paesi (indirizzi, mezzi, momento di ricezione, prova); esempio di calcolo |
| Proprietà e licenza (art. 8.3) | Proprietà all'agenzia; licenza d'uso esclusiva, senza limiti di tempo; divieto di modifica; niente sorgenti | Non è detto quali file finali spettano al cliente né chi può modificarli | Tengo il modello. Scrivo l'elenco dei file finali (con i formati vettoriali) e chiarisco che cosa significa modificare |
| Accessi e supporto | Admin e, su richiesta, super admin; il supporto cessa con la consegna | «Fine del supporto» non è definita | Dichiaro che cosa significa e per quanto tempo; valuto una finestra di passaggio a tariffa oraria |
| Legge e foro (art. 8.8) | Titolo «arbitrato»; testo con legge italiana e foro della sede (Londra); altri richiami alla legge inglese | Titolo e testo non coincidono; due ordinamenti nello stesso contratto | Una sola legge e un solo foro. La mia lettura è il diritto inglese, da confermare con i legali |
| Clausole onerose | Firma su ogni pagina | Se basti per le clausole indicate dall'art. 1341 c.c. dipende dalla legge scelta | Verifico con un avvocato italiano; se resta il diritto italiano, doppia sottoscrizione con elenco |
| Responsabilità (art. 8.4) | Esclusioni ampie; tetto al prezzo di listino | Un tetto troppo basso può non reggere | Valuto un tetto legato alla fee annuale; riferimento alla polizza professionale |
| Ritardi nei pagamenti (art. 5.8) | Penale 8% e interessi, solo a carico del cliente | Nessuna reciprocità | Un credito operativo per il cliente se l'agenzia manca i tempi concordati |
| Costi extra e preventivi (artt. 4.3, 5.4, 5.6) | Extra a costo più 15%; stime non vincolanti | Nella prassi ogni costo extra è preventivato prima e il cliente può scegliere un proprio fornitore; solo i rinnovi di hosting e domini si fatturano senza preventivo, dopo aver chiesto se si vuole rinnovare. Foto e video realizzati da me, o da un dipendente, senza supporto esterno rientrano nella fee entro limiti ragionevoli; con collaboratori esterni il costo è ricaricato; se diventano continuativi si rimodula la fee o si fa preventivo ed extra. Nulla di questo è scritto | Scrivere la prassi: preventivo prima di ogni extra, libertà di scegliere un fornitore proprio, regola sui rinnovi, foto e video (inclusi nella fee entro limiti ragionevoli se interni, ricarico se esterni, rimodulazione della fee o preventivo se continuativi) |
| Indirizzo (artt. 1 e 8.9) | Indicano 128 City Road | La sede legale è al 124; sono due ingressi dello stesso edificio, Fergusson House, ma un contratto non può avere due indirizzi | Un solo indirizzo, quello registrato: 124 City Road, EC1V 2NX |
Il punto che mi pesa di più resta quello dei KPI, e non perché abbia cambiato idea: un contratto a servizio completo non si misura con un cruscotto. Ma un'abitudine mia non è una regola del cliente. Se il metodo vive solo nella mia testa, il cliente non può invocarlo.
4. Come leggere un contratto in 45 minuti
Quando un'agenzia ti presenta otto pagine, la tentazione è guardare l'importo della rata, all'art. 5.1, e firmare. Così ti affidi alla fortuna. Prendi quattro evidenziatori.
| Minuti | Colore | Che cosa cerchi |
|---|---|---|
| 00-10 | Giallo | Date, scadenze, flussi di denaro: durata, termine di disdetta, pagamento delle fatture, penali, urgenze |
| 10-25 | Verde | Perimetro: servizi inclusi, esclusi, ricarichi, preventivi vincolanti o no, giorni lavorativi di preavviso |
| 25-35 | Azzurro | Proprietà: copyright o licenza, divieto di modifica, distruzione dei materiali, intestazione di domini e account |
| 35-45 | Rosso | Responsabilità, privacy (esiste il DPA?), legge applicabile e foro, uscita |
Se alla fine trovi disposizioni contraddittorie, chiedi le modifiche per iscritto prima di firmare. E porta da un avvocato solo tre clausole: disdetta, proprietà e responsabilità. Costa poco e ti mette al riparo da controversie che costano molto.
5. Otto segnali d'allarme
Se trovi una di queste condizioni, fermati e chiedi di riscrivere il testo.
- Risultati o vendite garantiti. L'impegno serio riguarda metodo, risorse e competenza. Chi scrive moltiplicatori di fatturato sta vendendo altro.
- Metriche solo di visibilità. Impression, reach, follower, e nessun confronto con richieste o vendite reali.
- Account e domini intestati all'agenzia. Sei un ospite a casa tua.
- Ricarichi non dichiarati e fatture dei fornitori negate.
- Saldo anticipato dell'intero anno, senza momenti di verifica.
- Nessun passaggio di consegne in uscita.
- File definitivi «su richiesta», soprattutto il logo in formato vettoriale.
- Un team senza nomi, con subappalto illimitato.
6. Italia e Regno Unito: due modi di firmare
Berto, nel suo stabilimento vicino a Caserta, guarda il contratto con diffidenza. Ha costruito tutto da solo con il lavoro delle mani, e ha imparato dopo una truffa nel 2012 che la carta serve a poco se chi la scrive vuole fregarti. «Umberto, ma tutta questa carta? Non basta una stretta di mano?» La stretta di mano vale quando tutto va bene. Il contratto serve il giorno in cui qualcosa non va.
Bobby, seduto in un pub di Southwark o a Manchester con la sua pinta, fa l'opposto. I retainer li conosce, un contratto per lui è la premessa di qualsiasi incarico. Il suo punto debole è l'eccesso di fiducia nel modello standard: firma senza verificare perimetro e disdetta, convinto che il testo ripeta quello che si sono detti a voce. Quando si ritrova le urgenze addebitate o scopre di non poter modificare il suo logo, ha la stessa faccia di Berto.
| Tema | Italia | Regno Unito (Inghilterra e Galles) |
|---|---|---|
| Rinnovo tacito e clausole onerose | Art. 1341 c.c.: approvazione specifica per iscritto | Libertà contrattuale; le clausole limitative sono soggette al test di ragionevolezza (UCTA 1977) |
| Cessione del diritto d'autore | L. 633/1941, art. 110: la trasmissione si prova per iscritto | CDPA 1988, sez. 90: la cessione richiede un atto scritto e firmato |
| Comunicazioni formali | PEC: sistema istituzionale con valore legale | Nessun equivalente. Vale la clausola sulle comunicazioni del contratto (mano, posta, email se accettata); la posta elettronica registrata (per esempio RMail) dà una prova, non un valore di legge |
| Ritardi di pagamento | D.Lgs. 231/2002: 30 giorni ordinari, tasso di riferimento più 8 punti | Late Payment Act 1998: 8% sopra il tasso base, più 40/70/100 sterline |
| Contratti tipo di settore | Non ho verificato un modello pubblico equivalente | ISBA e IPA: Retainer Plus e Project Plus (2015), per i membri |
| Verifica su spese e ricarichi | Da pretendere nel testo | Da pretendere nel testo; le associazioni di settore la raccomandano |
La diagnosi è la stessa a Caserta e a Southwark: il problema di un contratto di agenzia non è quasi mai quello che c'è scritto, ma la riga che manca. Il cliente firma pensando che il buon senso riempirà i vuoti. L'agenzia scrive pensando che il cliente conosca le prassi del settore. Quando succede qualcosa, il silenzio del contratto allarga il contenzioso.
Per i dettagli sull'organizzazione di un budget e dell'onboarding che segue la firma, leggi Budget marketing PMI e L'onboarding che nessuno progetta. Se stai decidendo che tipo di collaborazione ti serve, anche Il Fractional CMO e Il declino del marketing fai-da-te ti aiutano. Se invece parti da zero, prima del contratto viene il brief.
7. Il ragù e il parquet
Il ragù vero non accetta fretta. Sei ore di cottura lenta, fuoco bassissimo. Se alzi la fiamma per risparmiare tempo la carne si indurisce e la salsa si attacca al fondo. Funziona perché ogni passaggio, ogni ingrediente, ogni grado di calore è codificato da generazioni.
Un campo da pallacanestro è lo stesso. Il gioco scorre solo perché le linee sul parquet sono tracciate al millimetro, i falli sono definiti e ogni giocatore sa quanti secondi restano prima che scada l'azione.
Un contratto fatto bene fa quel lavoro. Non serve nelle giornate in cui va tutto bene. Serve a dire, con precisione, che cosa succede nel momento in cui le cose non vanno come previsto. Chi promette scorciatoie, chi garantisce crescite di fatturato, chi ti dice che scrivere di chi sono i file e i codici è una perdita di tempo burocratica, non ti sta offrendo un servizio. Ti sta preparando una trappola.
Questa è la mia posizione, e vale anche per il contratto che avevo sul tavolo a City Road: un contratto che non dice cosa succede il giorno dell'uscita non protegge nessuno, nemmeno chi l'ha scritto. Ho scelto di mostrare in pubblico le sue crepe perché, se devo chiedere a un cliente di fidarsi di me, il primo documento che deve potersi fidare è questo.
Se stai valutando un contratto con un'agenzia, prenditi il tempo. Leggilo con i quattro evidenziatori, fai le dodici domande. E se vuoi una lettura senza filtri, mandami la bozza che ti hanno proposto: ti dico in quali righe non c'è scritto cosa succederà il giorno in cui deciderai di non rinnovare.
Fonti
Dati, casi e norme citati nell'articolo, nell'ordine in cui compaiono. Dove le fonti divergono lo trovi indicato nel testo.
- Contratti tipo ISBA/IPA (Retainer Plus, Project Plus, 2015) I contratti sono riservati ai membri: ne cito l'esistenza, non il contenuto.
- Retainer da dodici mesi senza risultati chiari Pubblicato il 14 aprile 2026. È un'analisi di opinione, non una statistica.
- Rebate nel mercato statunitense, rapporto ANA/K2 (giugno 2016)
- Studio ISBA/PwC sulla filiera programmatica (2020) La cifra del 15% è ripresa dalla stampa di settore.
- Imprese italiane e monitoraggio delle conversioni Il campione non è indicato nell'articolo.
- Imprese britanniche e misurazione del marketing 223 imprese britanniche; 22,7% non misura in modo costante.
- Uber, spesa pubblicitaria e installazioni (gennaio 2021) Le cifre riportate dalle fonti divergono: nell'articolo non sono citate.
- Cessione del diritto d'autore, Regno Unito
- Prova scritta della trasmissione dei diritti, Italia
- Griggs Group Ltd v Evans [2005] EWCA Civ 11 (Dr. Martens)
- Comunicazioni formali e posta elettronica registrata, Regno Unito Gli esempi di giurisprudenza della prima fonte sono scozzesi; le affermazioni sul valore legale di RMail sono del fornitore.
- Clausole onerose e limitazioni di responsabilità, Italia
- Clausole limitative, Regno Unito
- Ritardi di pagamento, Regno Unito
- Ritardi di pagamento, Italia
- Responsabile del trattamento dei dati
Domande frequenti
Che cos'è un contratto a fee con un'agenzia di marketing?
È un contratto in cui l'azienda paga un canone fisso, di solito mensile, per avere a disposizione le competenze dell'agenzia su un perimetro di servizi concordato. Le spese vive, gli spazi pubblicitari e le produzioni esterne di norma restano fuori e si fatturano a parte.
Che differenza c'è tra fee, retainer e contratto a progetto?
Fee e retainer sono sinonimi pratici: un canone periodico per un servizio continuativo. Il contratto a progetto ha un perimetro chiuso, con inizio e consegna finale, e un prezzo per quel lavoro. Il primo conviene per una presenza costante, il secondo per un lavoro definito come un logo o un sito.
Quali KPI conviene scrivere nel contratto?
Dipende dal servizio: richieste di contatto qualificate per il sito, messaggi e richieste per i social, chiamate per la scheda Google, ordini e costo per ordine per l'e-commerce. Più che un elenco fisso, conviene scrivere una regola: per ogni attività misurabile si compila una scheda con indicatore, punto zero, frequenza e accesso ai dati. Mai promesse di risultato.
Di chi sono logo e sito dopo la fine del contratto?
Dipende da cosa c'è scritto. Con un modello a licenza, la proprietà intellettuale resta all'agenzia e al cliente spetta il diritto di usare l'opera, in modo esclusivo e senza limiti di tempo. Se invece è prevista una cessione dei diritti, la proprietà passa al cliente. In ogni caso il contratto deve elencare i file consegnati e dire chi può modificarli.
Come si disdice un rinnovo tacito?
Seguendo alla lettera il contratto: termine, mezzo e destinatario. Segna in agenda la scadenza della disdetta con 60 giorni di anticipo, usa il mezzo previsto dal contratto (in Italia raccomandata o PEC; nel Regno Unito la PEC non esiste, quindi conta la clausola sulle comunicazioni: posta con prova di consegna, email registrata se accettata) e conserva la ricevuta. Se il contratto ha due termini diversi, scrivi per iscritto prima della scadenza e chiedi un parere a un avvocato.
Quando non conviene un contratto annuale?
Quando non sai ancora cosa ti serve, quando l'agenzia non vuole scrivere perimetro e uscita, quando ti chiede il saldo dell'intero anno in anticipo, oppure quando il rinnovo tacito ha un preavviso lungo. In questi casi conviene partire con un progetto o con una durata più breve.
Serve un avvocato per leggere il contratto di un'agenzia?
Per leggerlo no: con il metodo dei 45 minuti puoi farlo da solo. Per tre clausole sì: disdetta, proprietà intellettuale e responsabilità. La scelta della legge applicabile e del foro va fatta con un legale, soprattutto se l'agenzia ha sede in un Paese diverso dal tuo.
Accettando accederai a un servizio fornito da una terza parte esterna a https://insightadv.it/
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EN 






























































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